Politica interna (SUDAN)

L’11 aprile 2019, a seguito di prolungate proteste della popolazione, è stato destituito Omar Al Bashir, il Presidente in carica dal 1989. Dopo l’uscita di scena di Bashir, i militari e le forze civili protagoniste della rivoluzione, riunite sotto l’ombrello delle Forze per la Libertà e il Cambiamento (FFC nell’acronimo inglese), hanno siglato un accordo politico per la creazione delle istituzioni transitorie che reggeranno il paese fino alle prossime elezioni, in programma nel 2022.

In virtù di tale accordo, a esercitare le funzioni di Capo di Stato è il Consiglio Sovrano, un organo collegiale a composizione mista (civile e militare) che sarà guidato per i primi 21 mesi da un militare (il Gen. Abdel Fattah al-Burhan ne è l’attuale Presidente) e per i successivi 18 da un civile. Il governo è attualmente presieduto da Abdallah Hamdok, già Vice Direttore Esecutivo della Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’Africa ed è composto da civili nominati con il consenso delle FFC con l’eccezione dei Dicasteri della Difesa e degli Interni in mano alle Forze Armate. Il terzo organo transitorio previsto è il Consiglio Legislativo, non ancora istituito.

Finora il governo e il Consiglio Sovrano hanno operato in maniera perlopiù concorde per difendere e promuovere la democratizzazione del Paese, ma l’equilibrio istituzionale resta fragile a causa dell’antica diffidenza che permane tra i civili e i militari, abituati ad avere un ruolo di primo piano nella politica nazionale fin dall’indipendenza del Paese. Inoltre, il carattere maggiormente laico delle nuove istituzioni ha stimolato di recente la nascita di alcune cellule terroristiche locali ed il rischio terrorismo nel Paese si è innalzato a seguito dell’attentato contro il Presidente Hamdok del 9 marzo scorso.

Oltre alle sfide della transizione, il nuovo Governo è impegnato nella pacificazione di alcune regioni, parzialmente controllate da milizie ribelli, tra cui in particolare il Darfur, il Nilo Azzurro e il Sud Kordofan. Nonostante vadano avanti da mesi negoziati di pace tra il governo e le milizie e siano stati firmate alcune prime intese di principio, un accordo di pace generale non è ancora stato raggiunto a causa della mancata partecipazione al tavolo delle trattative di alcune sigle ribelli, nonché per il carattere spinoso di alcune questioni, specialmente quelle relative al disarmo dei ribelli e il loro reintegro nelle Forze Armate regolari del Paese.

Particolarmente fragile appare altresì il contesto sociale ed economico, caratterizzato dalla carenza di valuta forte, dal difficoltoso approvvigionamento energetico e dalla scarsa disponibilità di beni primari. A fronte di tale situazione, non sono rare le manifestazioni di protesta nella capitale e nelle aree remote del Paese. Ad aggravare ulteriormente il quadro vi è inoltre il fatto che, essendo inserito nella lista statunitense dei Paesi che supportano il terrorismo, il Sudan resta escluso da meccanismi economici e finanziari di aiuto internazionale.

Ultimo aggiornamento: 01/04/2020^Top^

 

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