Politica interna (INDONESIA)

L’Indonesia è il quarto Paese al mondo per popolazione, il primo per numero di fedeli musulmani e la terza più larga democrazia.

La transizione dell’Indonesia alla democrazia (“Reformasi”) tra la fine degli anni ‘90 e l’inizio dello scorso decennio è considerata una storia di successo. I governi che da allora si sono succeduti sono scaturiti dallo svolgimento di regolari elezioni presidenziali, senza contestazioni di massima da parte dei candidati sconfitti, né rilievi da parte della comunità internazionale o delle locali ONG. Pur in una cornice istituzionale di natura presidenziale, il Parlamento detiene poteri significativi, segnatamente nel processo di legiferazione, anche in sede di decretazione governativa.

L’evoluzione democratica dell’ultimo decennio ha visto altresì lo sviluppo di una stampa libera ed indipendente ed il proliferare di ONG ed organizzazioni della società civile particolarmente attive nel monitoraggio e scrutinio delle decisioni ed iniziative del Governo e del Parlamento.

Dalla “Reformasi”, sono emersi numerosi partiti politici, privi tuttavia di precise connotazioni di orientamento ideologico o di programma, fatta eccezione, parzialmente, per alcuni partiti di ispirazione islamica.

A fronte del sostanziale successo, finora, dell’esperimento democratico indonesiano, sussistono tuttavia fenomeni quali una diffusa corruzione e una generale inefficienza della pubblica amministrazione e della giustizia. Negli ultimi anni le Autorità indonesiane si sono impegnate in un programma anti-corruzione che ha visto l’istituzione della Commissione anti-corruzione (KPK), la creazione di corti speciali per i reati di corruzione e l’istituzione di una task force presidenziale per la lotta alla corruzione all’interno della magistratura. 

Il processo di decentralizzazione, lanciato nei primi anni della transizione democratica, non ha ancora prodotto gli incrementi di efficienza attesi, creando nuove dinamiche del processo di decision making, talvolta con risultati non efficienti. I vecchi focolai di tensione nel Paese sembrano sotto controllo, soprattutto ad Aceh, mentre a Papua si registrano di tanto in tanto episodi di violenza.

Notevolissimi progressi sono stati compiuti sul fronte della lotta al terrorismo e sul raffreddamento delle tensioni sul crinale delle divisioni etniche e religiose nel Paese. Pur nelle inevitabili imperfezioni di un’esperienza democratica ancora giovane, tra i principali successi raggiunti dalle forze politiche che si sono succedute al governo del Paese vi è la capacità di tenere insieme un Paese che alla fine degli anni '90 sembrava sull’orlo dello smembramento e che ha saputo mantenere l’indirizzo democratico e saputo garantire una crescita economica significativa nella sostanziale stabilità politica.

L’elezione del Presidente Joko Widodo “Jokowi”, al governo dall’ottobre 2014, ha costituito un’importante novità nel panorama politico indonesiano. Già Sindaco di Surakarta prima e Governatore di Jakarta poi, Jokowi non appartiene alle tradizionali élite familiari, militari, economiche e religiose del Paese e la sua rapida ascesa politica ha generato in alcuni ambienti, e soprattutto tra gli osservatori stranieri, un’aspettativa di un veloce e profondo cambiamento del Paese. Il Presidente, fortemente sostenuto dall’opinione pubblica ma con una forte opposizione in Parlamento, deve in realtà confrontarsi con le complessità del sistema politico indonesiano e con le sfide che il Paese deve affrontare per mantenere elevati tassi di crescita e raggiungere uno sviluppo socialmente più equo e sostenibile.

Ultimo aggiornamento: 27/07/2015^Top^
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