Politica interna (GIAPPONE)

Il sistema partitico giapponese del Secondo Dopoguerra si connota per una pronunciata frammentazione, che ha prodotto in piu' di sessant'anni numerose formazioni politiche e ha portato alla periodica nascita e al successivo disfacimento di movimenti e alleanze. Soprattutto dopo gli anni '60, la lotta fra le correnti interne, tratto distintivo del sistema politico nipponico, ha influito negativamente sulla stabilita' delle compagini governative succedutesi alla guida del Paese. Salvo una breve interruzione nel 1993-1994, il Liberal Democratic Party (LDP), di stampo conservatore, ha detenuto il potere ininterrottamente dal 1955 al 2009, anno in cui ha avuto inizio la breve e travagliata parentesi governativa del Democratic Party of Japan (DPJ).

La pronunciata instabilita' governativa evidenzia il ruolo tradizionalmente preponderante dell'elite dei burocrati, ossia delle alte sfere dell'apparato statale che, specie all'interno del potente Ministero dell'Economia, Commercio e Industria, hanno dettato le linee guida che hanno indirizzato il Giappone ai vertici dell'economia mondiale. La dirigenza amministrativa occupa nel Paese, dunque, un posto privilegiato. Benche' negli ultimi anni le imprese si siano in parte affrancate da questa tutela grazie alla loro crescente internazionalizzazione, il loro prepensionamento e la successiva riassunzione in settori chiave, quali aziende pubbliche, banche, multinazionali, senza escludere la carriera politica, rende lecito considerare questa classe di alti funzionari ancora molto influente. Il Partito Democratico Giapponese (DPJ), che aveva fatto del ridimensionamento della burocrazia un punto cardine del proprio programma politico, non e' riuscito ad introdurre alcun sostanziale cambiamento nelle gerarchie di potere consolidate, pagando il mancato rispetto del proprio manifesto elettorale con la netta sconfitta alle elezioni per il rinnovo della Camera dei Rappresentanti del 16 dicembre 2012, che hanno riportato al governo l'LDP del Primo Ministro Abe.

Dopo l'acquisizione della maggioranza dei due terzi dei seggi alla Camera dei Rappresentanti in occasione delle elezioni anticipate del dicembre 2014 (indette per trarre vantaggio dalla debolezza delle opposizioni e interpretate come una sorta di referendum sull'Abenomics), la coalizione formata da LDP e New Komeito e' riuscita ad imporsi anche nelle elezioni tenutesi il 10 luglio scorso, conquistando la maggioranza dei due terzi dei seggi alla Camera Alta.

L'esecutivo dispone oggi, dunque, di un orizzonte temporale sufficientemente ampio per affrontare problematiche complesse quali il futuro energetico del dopo-Fukushima, la stagnazione economica, il debito pubblico, la riforma del mercato del lavoro, l’invecchiamento della popolazione con la caduta dei risparmi e le connesse politiche in tema d’immigrazione, le relazioni con gli USA e con la Cina. Dopo la contestata approvazione da parte del Parlamento delle nuove norme relative alla c.d. "autodifesa collettiva", la politica economica e' tornata al centro dell'agenda governativa. Essa si basa da un lato su un massiccio pacchetto di stimoli alla crescita incentrato sulla spesa in opere pubbliche e su un piano di riforme di carattere strutturale, dall'altro su un aggressivo programma di Quantitative Easing da parte della Banca del Giappone, alla cui guida si trova dal 20 marzo 2013 l'ex Presidente della ADB Haruhiko Kuroda. Il prospettato riavvio di una parte dei reattori nucleari rimane un'altra tematica strategica nel quadro del progetto politico di Abe.

Ultimo aggiornamento: 13/07/2016^Top^
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