Politica interna (IRAN)

L'architettura istituzionale dell'Iran si fonda sulla coesistenza del Velayat-e-Faqih (il Primato del Giureconsulto islamico) e di organi elettivi quali il Presidente della Repubblica e il Parlamento (Majlis). Al vertice della piramide di potere vi è la Guida Suprema (Rahbar) eletta dall’Assemblea degli Esperti, che presiede le forze armate (sia regolari che i Guardiani della Rivoluzione Islamica) ed è arbitro delle fazioni politiche, configurandosi quale decisore ultimo negli affari di Stato. L'ordinamento giuridico non ha un doppio livello come in altri Paesi islamici; i principi della Sharia valgono in quanto incorporati nel diritto positivo. Vigono un codice civile, un codice penale e norme costituzionali che garantiscono formalmente l'indipendenza della magistratura.

Nel 2016, le elezioni per il rinnovo dei 290 membri del Parlamento hanno sancito il rafforzamento della linea moderata e pragmatica del Presidente Hassan Rohani, vincitore delle elezioni presidenziali del 2013. Nel 2016, si sono svolte anche le elezioni per il rinnovo dell’Assemblea degli Esperti, che hanno visto un ridimensionamento della componente ultraconservatrice. Nel corso del suo mandato, l’attuale Assemblea - presieduta dall’Ayatollah ultraconservatore Jannati - potrebbe essere chiamata ad eleggere il successore della Guida Suprema Khamenei. Il 19 maggio 2017 si sono tenute, in unico turno, le elezioni presidenziali che hanno riconfermato Rohani alla guida del Paese.

Nel febbraio 2020, hanno avuto luogo le elezioni parlamentari per il rinnovo del Majles che hanno visto al contrario una netta prevalenza delle componenti conservatrici e principaliste. In questo quadro, in attesa del completamento del secondo turno elettorale (laddove si rendano necessari ballottaggi) e della nomina del nuovo Presidente, hanno suscitato forti polemiche le scelte del Consiglio dei Guardiani, organo deputato tra l’altro alla pre-selezione dei candidati ammessi alle elezioni, le cui decisioni hanno fortemente penalizzato in partenza la componente moderato-riformista. 

L’attuale contesto politico è d’altronde caratterizzato da un forte grado di insoddisfazione da parte della popolazione a fronte delle elevate aspettative di rilancio economico suscitate dal governo guidato dal Presidente Rohani che, nonostante la pesante eredità della precedente gestione, ha dato segnali positivi in materia di politica economica e di maggiore “accountability”. Tali aspettative sono state amplificate dalla conclusione nel 2015 dell’accordo sulla questione nucleare, il cosidetto Joint Comprehensive Plan of Action, negoziato dall’Esecutivo in carica. Il 28 dicembre 2017, a Mashad, una manifestazione contro il carovita ha dato il via ad un’ondata di proteste in tutto il Paese, contraddistinte anche da assalti a simboli e proprietà della dirigenza iraniana. Il 3 gennaio 2018 il Comandante delle Guardie rivoluzionarie, Jafari, ha dichiarato i disordini conclusi.

Il culmine della tensione è stato tuttavia raggiunto nel novembre 2019, con l’esplosione in tutto il Paese di nuove, violente proteste seguite alla decisione del Governo relativa ad un considerevole aumento del prezzo del carburante. Il contenimento di tale ondata di protesta ha comportato, tra le altre misure repressive messe in atto dalle autorità di sicurezza, anche il blocco della rete internet per circa 10 giorni consecutivi.

La congiuntura economica negativa registrata nel 2018, caratterizzata da criticità legate al sistema bancario, alla crisi di liquidità, alla disoccupazione, all’inflazione e alla perdita di potere di acquisto della moneta, è stata acuita dalla decisone americana, annunciata l'8 maggio 2018, di recedere dal JCPoA e di reintrodurre conseguentemente sanzioni unilaterali contro l’Iran (in due tranche, a inizio di agosto e novembre 2018). L'Esecutivo è stato esposto a forti pressioni da parte dell’opposizione conservatrice che ha chiesto un cambio di direzione nelle scelte di politica economica e nella squadra di Governo.

Da luglio a ottobre 2018, dopo la destituzione del Governatore della Banca Centrale, un parziale rimpasto ha comportato la sostituzione dei Ministri alla guida dei Dicasteri economici chiave (Lavoro; Economia e Finanze; Strade e Sviluppo Urbano; Industria, Commercio e Risorse minerarie). A febbraio 2019 è stato sostituito anche il Ministro della Sanità, mentre nell’aprile 2020 è stato nominato il nuovo Ministro dell’Agricoltura, Kazem Khazavi, dopo le dimissioni del suo predecessore a seguito di una procedura di impeachment avviata dal Parlamento. 

Ultimo aggiornamento: 28/04/2020^Top^
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