Politica interna (IRAN)

L'architettura istituzionale dell'Iran si fonda sulla coesistenza del Velayat-e-Faqih (il Primato del Giureconsulto islamico) e di organi elettivi quali il Presidente della Repubblica e il Parlamento (Majlis). Al vertice della piramide di potere vi è la Guida Suprema (Rahbar) - massima espressione del Velayat-e-Faqih - eletta dall’Assemblea degli Esperti, che presiede le forze armate (sia regolari che i Guardiani della Rivoluzione Islamica) ed è arbitro delle fazioni politiche, configurandosi quale decisore ultimo negli affari di Stato. L'ordinamento giuridico non ha un doppio livello come in altri Paesi islamici; i principi della Sharia valgono in quanto incorporati nel diritto positivo. Vigono un codice civile, un codice penale e norme costituzionali che garantiscono formalmente l'indipendenza della magistratura.

Nel 2016, le elezioni per il rinnovo dei 290 membri del Parlamento hanno sancito il rafforzamento della linea moderata e pragmatica del Presidente Hassan Rohani, vincitore delle elezioni presidenziali del 2013. Ali Larijani, conservatore pragmatico, e’ stato poco dopo confermato Presidente dell’organo parlamentare. Nel 2016, si sono svolte anche le elezioni per il rinnovo dell’Assemblea degli Esperti, che hanno visto un ridimensionamento della componente ultraconservatrice. Nel corso del suo mandato, l’attuale Assemblea - presieduta dall’Ayatollah ultraconservatore Jannati - potrebbe essere chiamata ad eleggere il successore della Guida Suprema Khamenei. Il 19 maggio 2017 si sono tenute, in unico turno, le elezioni presidenziali che hanno riconfermato Rohani alla guida del Paese con 23 milioni e mezzo di voti, pari al 57% delle preferenze espresse.

L’attuale contesto politico è caratterizzato da un certo grado di insoddisfazione da parte della popolazione a fronte delle elevate aspettative di rilancio economico suscitate dal governo guidato dal Presidente Rohani che, nonostante la pesante eredità della precedente gestione, ha dato segnali positivi in materia di politica economica e di maggiore “accountability”. Tali aspettative sono state amplificate dalla conclusione nel 2015 dell’accordo sulla questione nucleare, il cosidetto Joint Comprehensive Plan of Action, negoziato dall’Esecutivo in carica. Il 28 dicembre 2017, a Mashad, una manifestazione contro il carovita ha dato il via ad un’ondata di proteste in tutto il Paese, contraddistinte anche da assalti a simboli e proprietà della dirigenza iraniana. Il 3 gennaio 2018 il Comandante delle Guardie rivoluzionarie, Jafari, ha dichiarato i disordini conclusi.

La congiuntura economica negativa registrata nel 2018, caratterizzata da criticità legate al sistema bancario, alla crisi di liquidità, alla dispoccupazione, all’inflazione e alla perdita di potere di acquisto della moneta, e’ stata acuita dalla decisone americana, annunciata l'8 maggio 2018, di recedere dal JCPoA e di reintrodurre conseguentemente sanzioni unilaterali contro l’Iran (in due tranche, a inizio di agosto e novembre rispettivamente). Il Governo e’ stato esposto a forti pressioni da parte dell’opposizione conservatrice che ha richiesto un cambio di direzione nelle scelte di politica economica e nella squadra di Governo. Da luglio a ottobre, dopo la destituzione del Governatore della Banca Centrale, un parziale rimpasto dell’Esecutivo ha comportato la sostituzione dei Ministri alla guida dei Dicasteri economici chiave (Lavoro; Economia e Finanze; Strade e Sviluppo Urbano; Industria, Commercio e Risorse minerarie). A febbraio 2019 e' stato sostituito anche il Ministro della Sanita'.

Ultimo aggiornamento: 06/02/2019^Top^
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