Politica interna (EGITTO)

A quattro anni dalla Rivoluzione del 2011, il Paese non ha ancora raggiunto un assetto politico stabile e consolidato ed e’ attualmente retto da un’architettura istituzionale transitoria (assente il Parlamento, è il Presidente Abdel Fattah El Sisi ad esercitare il potere legislativo, mentre l’esecutivo è affidato ad un governo misto di tecnici e personalità politiche legate alla Presidenza, guidato dall’ex Ministro dell’Housing e membro del Partito Nazionale Democratico di Mubarak, Ibrahim Mahleb). Tale circostanza – unita alla concentrazione degli sforzi delle autorità sui temi cogenti della sicurezza e della lotta contro il terrorismo – sembra in questa fase affievolire l’incisività dell’azione del governo e l’efficacia dei poteri pubblici, specie nella gestione dell’economia (ancor più di prima “controllata e gestita” dall’apparato militare).

In tale contesto, dopo la rimozione del Presidente islamista Morsi nel luglio 2013, sull’onda delle grandi manifestazioni di piazza anti-Fratelli Musulmani e del rinnovato ruolo centrale assunto dai Militari, l’Egitto ha avviato un percorso di legittimazione dei nuovi equilibri politici (Road Map) suddiviso in tre tappe. La prima si è conclusa il 14-15 gennaio del 2014, con l’approvazione della nuova Costituzione. Successivamente, ha avuto luogo, nel giugno del 2014, l’elezione del Presidente della Repubblica (con la vittoria dell’ex Ministro della Difesa ed “eroe della rivoluzione del 30 giugno 2013”, Abdel Fattah El Sisi, con oltre il 96% dei consensi). Le elezioni parlamentari, terzo e ultimo step della Road Map, dovevano tenersi a alla fine di marzo di quest’anno, ma sono state rinviate (ad una data da definirsi) a seguito della dichiarazione di incostituzionalita’ pronunciata dalla Suprema Corte nei confronti della normativa elettorale. Le autorità di governo, a beneficio dell’opinione pubblica sia interna che internazionale, continuano a sottolineare che il completamento della Road Map, conferendo legittimità popolare ed elettorale ai nuovi assetti di potere, potrà ricondurre il Paese ad una maggiore stabilità, condizione necessaria (ma non sufficiente) per avviare un processo di ricostruzione dell’economia e di riequilibrio delle disuguaglianze sociali che negli ultimi anni si sono ulteriormente aggravate. L’assetto politico attuale e’ ancora segnato da forte polarizzazione, mobilitazione permanente (anche nelle università), mancata inclusione delle principali istanze islamiste (a cominciare dall’ex forza politica maggioritaria, i Fratelli Musulmani, dichiarata "organizzazione terroristica" e di fatto annientata politicamente) e timori di una progressiva compressione degli spazi di azione per la società civile (pesanti conseguenze dell’applicazione della restrittiva legge sul diritto di manifestare e, in tale contesto, intensificata repressione ai danni di attivisti e movimenti per i diritti umani).

Ultimo aggiornamento: 24/03/2015^Top^
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