Politica economica (UCRAINA)

Il quadro di instabilità politica creatosi successivamente al cambio di Governo avvenuto nel febbraio scorso, con l'annessione unilaterale della Crimea da parte della Federazione Russa e il conflitto interno nelle Regioni del Donbass, si è riverberato sull'economia del Paese provocando i seguenti effetti: svalutazione della moneta e fughe di capitali; fuga degli investimenti stranieri con aumento del rischio di un default sul debito pubblico e di una crisi bancaria; incremento della spesa pubblica, specie nel comparto militare/sicurezza.

La politica economica del Governo è stata pertanto improntata alla necessità di porre rimedi di natura emergenziale per impedire un collasso dell'economia nazionale. E' stato in primo luogo sottoscritto in aprile un accordo con il Fondo Monetario Internazionale per l'erogazione di un prestito ("stand-by arrangement") dell'entità di USD 17 miliardi in più tranches, condizionati all'attuazione di riforme istituzionali ed economiche strutturali. Analogamente, anche dall'Unione Europea ha predisposto un piano di aiuti macrofinanziari per un totale di EUR 1.6 miliardi.

Inoltre, l'UE ha concesso all'Ucraina delle "misure commerciali autonome", ovvero la riduzione o abbattimento di barriere commerciali in via unilaterale, per favorire le esportazioni ucraine verso il mercato europeo. Alla fine di giugno il presidente Poroshenko ha altresì firmato un accordo di libero scambio (DCFTA) con l'UE che influirà sul  programma della politica economica del Paese nel medio termine. Tale accordo è stato ratificato dalla Rada ucraina e dal Parlamento europeo a metà settembre, ma la sua applicazione è stata rinviata al 31 dicembre 2015.

A fronte di tali aiuti internazionali - essenziali ad impedire che la condizione di default tecnico in cui già versa lo Stato possa sfociare in un fallimento e nel collasso dell'economia nazionale - le Autorità ucraine hanno posto in essere, da un lato, misure ad effetto immediato quali i provvedimenti della Banca Nazionale che limitano la liquidità in circolazione e l'ammontare di valuta prelevabile agli sportelli bancari; misure di efficientamento energetico (anche a fronte del paventato taglio delle forniture di gas dalla Russia); riduzioni della spesa pubblica corrente (stipendi e pensioni dei dipendenti pubblici). A queste si sono affiancati interventi di lungo termine quali la riforma del sistema fiscale, misure per attrarre gli investimenti esteri e per migliorare efficienza e trasparenza della Pubblica Amministrazione. In tale contesto spiccano la norma che ha sancito l'apertura del mercato nazionale del gas e della sua rete di trasporto ad imprese straniere, principalmente occidentali, nonché la nuova legislazione sugli appalti e la normativa anticorruzione. Mentre resta da verificare il grado di attuazione di tali riforme, il nuovo Parlamento eletto dopo le politiche del 26 ottobre dovrà proseguire nel processo di rinnovamento istituzionale ed economico al fine di stabilizzare la situazione economica, di continuare a godere degli aiuti finanziari internazionali e di mantenersi sul percorso di avvicinamento all'Unione Europea.

Ultimo aggiornamento: 13/11/2014^Top^
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