Politica economica (ROMANIA)

La politica economica della Romania è stata caratterizzata dal 2009 al 2015 da interventi strutturali nell’ambito dei programmi UE-FMI che miravano alla riforma del settore statale e parastatale, del mercato del lavoro, alla riduzione degli ostacoli burocratici e a una maggiore efficienza nell’utilizzo dei fondi UE.

A partire dal 2015 sono state realizzate varie misure di tipo espansivo sul piano fiscale con tagli dell’aliquota ordinaria dell’Iva dal 24% al 19% e per i prodotti alimentari (escluse bevande alcoliche e tabacco) dal 24% al 9%, e innalzamenti degli stipendi minimi e delle pensioni minime. Il salario lordo nel settore pubblico è aumentato nel 2018 del 25%, ma l’aumento è stato parzialmente compensato dal trasferimento a carico dei dipendenti di una parte degli oneri contributivi sanitari e pensionistici. Per quanto riguarda il salario medio netto, esso ammontava ad ottobre 2019, a quota 3.116 Ron (655 euro), in aumento del 14,6% rispetto ad ottobre 2018. In conseguenza di tali politiche, le proiezioni autunnali della CE prevedono per il 2019 un aumento del deficit, in assenza di correzioni, al 3,6% del Pil, dal 3,0% del 2018 (4,4% nel 2020 e 6,1% nel 2021).

La manovra di bilancio per il 2020, approvata a fine 2019, segna un’inversione di tendenza rispetto alle politiche di bilancio pro-cicliche seguite in precedenza, ritornando gradualmente al rispetto dei parametri fiscali fissati da Maastricht (con l’obiettivo di raggiungere entro il 2023 un deficit di bilancio dell’1,94% del PIL) e spostando il fulcro della crescita dai consumi agli investimenti.

La nuova legge di bilancio prevede stime di crescita del PIL del 4,1%, con un deficit di bilancio atteso del 3,59%, un deficit strutturale del 3,39% e un debito pubblico che rimarrà sotto la soglia del 40% del PIL. Si prevede che gli investimenti siano pari al 4.5% del PIL, con un incremento rispetto all’anno precedente di 6,3 miliardi di Ron (circa 1,3 miliardi di Euro). È inoltre previsto dal 1 gennaio 2020 un incremento del salario minimo lordo a 2.230 Ron (468 Euro, +7,2% rispetto a dicembre 2019) e un innalzamento del salario lordo medio a 5.429 Ron (1138 Euro) e di quello netto a 3.324 RON (697 Euro, +6.6%). Si attende inoltre una riduzione ulteriore del tasso di disoccupazione che dovrebbe raggiungere entro la fine del 2020 la soglia del 3%, mentre l’inflazione media nel 2020 dovrebbe attestarsi al 3,1%. Quanto ai settori di intervento, la legge di bilancio conferma il 2% del PIL destinato alla difesa e incrementa i fondi per l’istruzione (2.7% del PIL), che unitamente agli investimenti, rappresenta una delle priorità del governo.

Sul progetto di bilancio 2020 si è espressa la Banca Nazionale di Romania (BNR) che ha sottolineato la necessità di un approccio più equilibrato alle misure macroeconomiche con correzioni alle politiche fiscali e incentivi alle riforme strutturali che possano stimolare il potenziale di crescita del paese nel lungo termine. Secondo la BNR sarebbe auspicabile dunque modificare l’attuale modello economico basato sui consumi e sulle politiche pro-cicliche, a favore di maggiori investimenti e maggiori incentivi all’innovazione.

Per quanto riguarda l'utilizzo dei Fondi UE da parte della Romania, il grado di assorbimento, seppur ancora basso, sta registrando una traiettoria ascendente. Dei fondi di coesione previsti per l’esercizio finanziario 2014-2020, la Romania ha speso al momento 10,37 miliardi di euro. Secondo i dati del Ministero romeno dei Fondi Europei, il tasso di assorbimento dei fondi europei assegnati alla Romania è stato pertanto del 34% a dicembre 2019, ancora sotto la media europea del 37%.

In tema di tasso di cambio, la BNR continua a fornire supporto alla moneta romena che ha subito pressioni al ribasso all’inizio del 2019 a seguito del riaccendersi delle tensioni politiche interne. Attualmente (gennaio 2020) il tasso di cambio medio è quotato a euro 1: RON 4,77. 

 

Ultimo aggiornamento: 18/02/2020^Top^

 

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