Politica economica (PAESI BASSI)

Nel 2014 i Paesi Bassi sono ufficialmente usciti dalla recessione che, a fasi alterne, ha interessato la loro economia dal 2008. Tale risultato è dovuto ad alcuni mirati interventi del Governo sul lato dell’offerta (riforme strutturali volte al miglioramento del “business climate”) e sul lato della domanda (politica fiscale restrittiva, grazie soprattutto alla riduzione della spesa pubblica, centrale come periferica, combinata alla politica monetaria espansiva posta in essere dalla Banca Centrale Europea). Pertanto, le aspettative economiche sono tornate di segno positivo nel 2014, con una crescita del 2,6% nel 2018 e del 1,7% nel 2019. In ambito monetario, i Paesi Bassi esprimono valutazioni sfumate rispetto alla politica monetaria espansiva della Banca Centrale Europea, dal momento che la Banca Centrale Olandese (DNB) si è pronunciata contro il programma di Quantitative Easing della BCE.

La politica economica dei Paesi Bassi è improntata al mantenimento di alti standard di efficienza del proprio sistema economico, voltato alle esportazioni, alla conquista dei mercati internazionali in settori diversificati ed ad alto contenuto di tecnologia e capitale. Tale obiettivo è raggiunto mediante una collaborazione continua fra gli attori pubblici (Ministero per gli Affari Economici, Ministero delle Finanze) e privati dell’economia (manager, parti sociali, associazione degli industriali) e mediante la creazione delle precondizioni per il settore economico (alti investimenti in ricerca e sviluppo, nel sistema infrastrutturale assai integrato, nella formazione del personale, oltre a standard giuridici certi e, al contempo, all’attrattività fiscale).

I temi principali della politica attuale sono il rafforzamento sia del potere d’acquisto sia dei servizi pubblici a sostegno dei cittadini soprattutto, ma non solo, con investimenti in infrastrutture, sicurezza e scuola. Nel più lungo periodo effetti positivi dovrebbero poi essere assicurati dall’attuazione dell’accordo sul sistema pensionistico, dall’accordo sul clima e dal programma di stimolo per l’edilizia. Tutte misure esplicitamente rivolte alla classe media. Dall’altro, è fondamentale proteggere la libertà di iniziativa e di commercio sullo scenario internazionale, attraverso un consolidamento del sistema multilaterale, che comprenda la protezione internazionale della proprietà intellettuale e industriale, la cybersecurity e l’efficacia del processo di decision-making in seno a Nazioni Unite e WTO nonché attraverso un rafforzamento dell’Unione Europea, con una nuova agenda strategica basata su sicurezza, crescita forte e sostenibile, politica climatica comune, rispetto per lo stato di diritto e un’efficace politica migratoria.

La più importante novità della nuova legge di bilancio presentata in Parlamento a settembre 2019 è la fine della cosiddetta Zalm norm, regola rispettata ininterrottamente a partire dal 1994 per la quale l’intero surplus di bilancio veniva sostanzialmente destinato alla riduzione del debito. Secondo le previsioni dell’ufficio di statistica olandese, il debito pubblico dovrebbe calare al 47,6% del PIL nel 2020 (nel 2017 ancora rappresentava il 56,9%) mentre il surplus di bilancio dovrebbe passare dall’1,2% allo 0,3% (complice anche un rallentamento del tasso di crescita, previsto all’1,5% nel 2020).

Con l’obiettivo dichiarato di alzare il potere d’acquisto dei cittadini olandesi del 2,1% e la volontà di sostenere la crescita e restituire un maggior dividendo sociale delle performance positive degli ultimi anni, il 2020 sarà contrassegnato da una maggiore propensione a spesa e investimenti da parte del Governo, in molteplici settori. Le risorse saranno trovate grazie a una riduzione del surplus, arrivando a ipotizzare addirittura una politica in deficit per il 2021, una stretta fiscale sulle grandi imprese e un fondo di investimento (fuori dalla cornice della legge di bilancio) con risorse reperite sul mercato per incentivare consumi e investimenti.

Ultimo aggiornamento: 11/02/2020^Top^

 

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