Politica economica (LETTONIA)

La politica di austerità, messa in piedi dalla Lettonia dall’inizio della crisi del 2008-2009 (che qui ha colpito duramente), è stata molto apprezzata sul piano internazionale. Il Paese ha sottoscritto un’accordo Stand-by Arrangement (SBA) con il Fondo Monetario Internazionale nel dicembre 2008 che prevedeva un taglio drastico delle spese per consentire di riconquistare competitività ai fini della stabilizzazione economica. Il Governo, altresì ha ripagato il prestito ricevuto dal FMI, fin dall’inizio del 2013, avvalendosi dei ricavi delle emissioni di obbligazioni internazionali del dicembre 2012.

Tra il 4' trimestre 2008 e il 1' trimestre 2011 il costo unitario del lavoro destagionalizzato è diminuito del 22,7%, mentre la produttività per lavoratore è salita dell’11,9% nello stesso periodo. Inoltre, tra il 2009 e il 2012 le uscite (rispetto al PIL) sono diminuite dell’8,1%, mentre le entrate sono salite dell’1,2%. Dal 2009-2010, periodo di massimo declino del PIL, l’economia lettone ha risalito la china rispetto agli standard Europei. Tuttavia, la politica di austerità realizzata da questo Governo, ha avuto ricadute negative sull'emigrazione della popolazione. Infatti, il tasso emigratorio è salito nel periodo 2008-2011 dal 19% al 31,4% (per poi calare successivamente al 26%). Nel 2011 il tasso era il secondo più alto dopo la Bulgaria.

La Lettonia è entrata alla zona euro dal 1 gennaio 2014.

Ultimo aggiornamento: 12/05/2014^Top^
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