Politica economica (ALBANIA)

In linea generale il Paese sta proseguendo il processo di riforme interno dell’ultimo quindicennio, teso ad avvicinare il suo impianto istituzionale, amministrativo e giuridico agli standard occidentali, al consolidamento dell’economia di mercato e all’attrazione di investimenti esteri. Le riforme economiche intraprese negli anni hanno puntato principalmente alla privatizzazione dei vari settori economici e alla promozione degli investimenti stranieri. In quest’ultimo settore è stata avviata una serie di interventi in campo fiscale e nell’ambito della legislazione delle attività economiche per semplificare le procedure connesse all’avvio delle attività e per favorire l’ingresso di operatori economici stranieri nei settori strategici di sviluppo del Paese (energia, telecomunicazioni, infrastrutture, turismo). Con la legge 131/2015 è stato istituito il Centro Nazionale del Business (QKB), che prevede la costituzione di uno Sportello Unico per offrire una serie di servizi all’imprenditoria e che riunisce in un solo ente il Registro Nazionale delle Imprese (QKR) e delle Licenze (QKL), che pertanto cessano di esistere. Di estrema importanza anche la legge n.55/2015 "Sugli investimenti strategici" che apre la porta agli investitori stranieri specialmente nel settore turistico.Solo nel terzo trimestre, che rappresenta anche la stagione estiva, i visitatori stranieri avrebbero speso 683 milioni di euro, ossia 16% in più su base annua. 

Il carico fiscale sui dipendenti è stato ridotto con l'aumentando del divario tra le fasce di redditi. Gli stipendi da 130.000 lek / mese a 150.000 lek / mese sono tassati del 23% a partire da gennaio 2019. Sui redditi d’impresa, dal 01.01.2019 è entrata in vigore l’aumento della soglia di dichiarazione per le piccole imprese, che passa da 8 a 14 milioni di ALL, portando automaticamente una diminuzione delle entrate fiscali dal 15% al ​​5% per le imprese che dichiarano entrate appartenenti in questa fascia. Diminuito anche il tasso sul dividendo che dal 15% è passato al 8% grazie alle novità introdotte dal pachetto fiscale 2019. Di una certa importanza, perlomeno nelle intenzioni dell’attuale Esecutivo, è la cosiddetta lotta all’informalità, varata ufficialmente con la legge n. 99/2015, che detta nuove regole e procedure fiscali per il piccolo business e che ha come finalità principale quella di diminuire il peso e gli effetti dell’economia sommersa sul sistema economico del Paese. Anche lo schema delle assicurazioni sociali ha obbedito alla stessa logica, con livelli di contribuzione sempre maggiori via via che sale il reddito mensile.

Nel perseguire gli obiettivi di crescita, il Governo ha dovuto rivedere la politica fiscale con un conseguente aumento delle spese, dovuto soprattutto ai grandi interventi realizzati nelle infrastrutture. In questo settore permangono seri disagi legati all’inadeguatezza della rete stradale e ferroviaria, nonostante gli investimenti in tali segmenti costituiscano una percentuale importante del bilancio pubblico nazionale. Problematica rimane ancora la situazione del sistema elettrico nazionale, caratterizzato da una rete infrastrutturale obsoleta e non in grado di sostenere le esigenze del rapido sviluppo economico del Paese. Sono state quasi interamente completate sia le piccole che le grandi operazioni di privatizzazione dei settori strategici.

Alla fine del 2018 il deficit delle partite correnti, pari a -866 milioni di euro, ha registrato su base annua un ampliamento del 7% attribuito all’incremento del disavanzo commerciale e alla riduzione dei redditi primari. Andamento in ripresa invece per i flussi dei servizi e i redditi secondari nei quali le rimesse degli emigranti hanno avuto il maggiore impatto. La svolta in questo senso è stata segnata nel 2014, quando il loro ammontare è stato di circa 592 milioni di euro. La tendenza in crescita è proseguita anche negli anni successivi. Nel 2015 il loro ammontare è stato di 593,2 milioni di euro, mentre nel 2016 con 636 milioni di euro. Nel primo semestre del 2018 il loro ammontare, secondo i dati della Banca centrale del paese, è stato di 331 milioni di euro, circa 11 per cento in più. Si tratta della più alta quota registrata negli ultimi sei anni. Nel primo trimestre del 2018, le rimesse sono salite a 147 milioni di euro, circa 9 per cento in più. La stessa tendenza si è verificata anche nel successivo trimestre, quando il loro ammontare è stato di 184 milioni di euro.

Ultimo aggiornamento: 29/01/2019^Top^
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