Politica economica (SUDAN)

Dopo quello sottoscritto nel marzo 2014, il Sudan non ha voluto procedere alla firma di un nuovo accordo con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) per la definizione di parametri per un ulteriore Staff Monitored Programme (SPM).

Il venir meno di tale interesse da parte sudanese sarebbe da ascrivere principalmente all’aver realizzato che, pur trattandosi di un segnale positivo su tale fronte, la conclusione di un nuovo SMP non rappresenterebbe l’unico prerequisito per la negoziazione di una riduzione/cancellazione del debito estero del Paese, interpretata come prioritaria al fine di avviare un processo di crescita e stabilizzazione macroeconomica.

Nel mese di novembre 2016, il Governo sudanese ha perlatro varato e immediatamente introdotto una serie di misure economico-finanziarie volte - a detta delle autorita'- a migliorare la situazione economica del Paese.

Tra le altre misure introdotte: cancellazione immediata dei sussidi su benzina e gasolio con conseguenti rincari dei prezzi di petrolio, diesel e kerosene; rincari del costo della corrente elettrica (per consumi al di sopra di 400 KW).

A queste decisioni si e' accompagnata quella di ridurre il gap tra il tasso di cambio ufficiale e quello reale, a cominciare dall'applicazione presso gli istituti bancari di un tasso di cambio in linea con quello registrato sul mercato parallelo.

Sempre in ambito finanziario, sono state introdotte norme per favorire il rientro delle rimesse in valuta pregiata dall'estero, permettendo a quanti dovessero "reimportare" capitale di cambiare presso gli istituti bancari al medesimo tasso parificato al tasso di cambio reale.

Tali decisioni sarebbero dovute alla volonta' di "raccogliere" valuta e di cercare di arginare il mercato "nero", dove fino ad oggi si svolgeva la maggior parte delle transazioni. Queste misure, insieme con la rimozione dei sussidi, dovrebbero mettere a disposizione delle autorita' un maggiore quantitativo di valuta locale per acquistare valuta pregiata, cosi' da rinforzare le riserve che erano state stimate al valore di appena un mese e mezzo di importazioni.

Sono state altresi' previste misure di austerita' per il controllo della spesa pubblica mediante l'annullamento di missioni ufficiali all'estero, la diminuzione del numero di auto di servizio, la rinuncia alla costruzione di nuovi edifici pubblici ritenuti non strettamente necessari e il taglio di tutte le voci di spesa poco rilevanti.

Il pacchetto di misure ha avuto un immediato impatto in termini di ricaro dei mezzi di trasporto pubblici (il cui costo e' duplicato).

Il Ministro delle Finanze, fortemente criticato durante una recente sessione parlamentare e accusato di non essere stato in grado di risollevare le sorti dell'economia del Paese, ha dal canto suo difeso la linea strategica perseguita dal proprio dicastero.

Ultimo aggiornamento: 17/08/2017^Top^

 

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