Politica economica (TURKMENISTAN)

Il Turkmenistan fonda la sua economia principalmente sullo sfruttamento delle risorse naturali di cui è ricco: gas naturale e petrolio da un lato e cotone dall’altro. L’economia si caratterizza per la sua gestione centralizzata: la maggior parte delle industrie è, infatti, di proprietà dello Stato. Solo il 25% del PIL è generato dal settore privato ed è limitato essenzialmente alla vendita al dettaglio ed ai servizi. Ancora scarsamente sviluppato è dunque il settore delle piccole e medie imprese. Nel marzo 2013 il governo ha lanciato un piano di privatizzazione volto a vendere fino al 70% degli asset pubblici, con esclusione del settore energetico, entro il 2020, mentre nel luglio 2014 è entrata in vigore la legge sulla “denazionalizzazione e privatizzazione delle proprietà statali”, che punta ad accrescere la presenza di PMI, migliorando così la competitività dell’economia nazionale. In particolare, il governo auspica di attrarre investimenti esteri nella produzione di cotone, nel settore chimico, manifatturiero e infrastrutturale, escludendo tuttavia dall’esercizio il settore energetico, le risorse forestali, idriche e il settore aerospaziale. Persistono tuttavia dubbi sull'effettiva applicabilità del piano, che per ora, tarda a produrre risultati. Attore principale del porcesso di privatizzazione avviato, almeno formalmente, nel Paese e' l'Unione degli Industriali e degli Imprenditori del Turkmenistan, costitutiasi in partito politico e riconosciuto come tale, in occasione delle elezioni presidenziali del 2012.

Dopo l’interruzione delle esportazioni di gas verso la Federazione Russa, le forniture sono riprese ad inizio 2010 e, nel frattempo, il Paese ha ricercato nuovi mercati di sbocco, trovandoli soprattutto nella Cina e nel vicino Iran. Grazie alle maggiori vendite di gas, la spesa pubblica e' cresciuta nel 2014 del 15,5%, con un +16,6% di introiti. Piu' difficili le previsioni per il 2015, alla luce della persistente discesa dei prezzi petroliferi che incideranno negativamente sulla spesa pubblica turkmena.

Dopo un aumento del PIL attorno all’8% nel 2013, l’economia ha continuato a crescere anche nella prima metà del 2014 (9% secondo stime EIU), mentre per effetto della crisi petrolifera in atto, il PIL e' previsto crescere solo del 7,5% nel 2015. Le valutazioni del Fondo Monetario Internazionale sono state incoraggianti sia per quanto concerne i processi di riforma economica (con particolare riferimento al contrasto al riciclaggio e agli sforzi di stimolare la crescita del settore privato), sia per ciò che riguarda i parametri fondamentali (significativi investimenti esteri diretti; proventi del gas in grado di generare un surplus di bilancio destinato ad alimentare un fondo di stabilizzazione, e previsto del 1,3% per il 2014 e del 2% per il 2015).

Lo sforzo di diversificazione economica dovrebbe ricevere maggiore incentivo dall predetta crisi dei prezzi degli idrocarburi, spingendo piu' convintamente il paese nei processi di riforma (agricola, indutriale e sulle privatizzazioni) finora solo formalmente intrapresi.

 

Ultimo aggiornamento: 15/03/2015^Top^
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