Politica economica (VIETNAM)

Le scelte economiche  del Paese mirano a consolidare la stabilità mantenendo un indirizzo statale capace di far fronte a potenziali rischi interni e esterni, armonizzare la crescita con l’esigenza di ridurre ancora il livello di povertà e bilanciare il rapporto città-campagna.

Sono necessarie riforme strutturali per le aziende statali (SOE), il settore creditizio e bancario, la trasparenza dei procedimenti e il rafforzamento della competitività. Emerge un orientamento volto a potenziare le infrastrutture e accrescere i contenuti tecnologici e il valore aggiunto delle produzioni.

Risultati sono stati conseguiti per contenere il deficit di bilancio e il debito pubblico che avevano raggiunto rispettivamente il 4,3%. e il 65% del PIL, soglia massima fissata per legge. Migliorando la raccolta fiscale e riducendo la spesa corrente il deficit e il rapporto debito/PIL sono scesi rispettivamente al 3,49%, livello più basso degli ultimi 4 anni, e al 62,6%.

Riduzioni delle esenzioni, revisioni delle aliquote (in particolare IVA e Special Consumption Tax) e maggiori controlli su aziende note hanno accresciuto il gettito, mentre i disinvestimenti dalle SOE sono stati pari a circa 1 mld USD.

La riduzione della spesa é stata perseguita con una ristrutturazione delle amministrazioni centrali e locali volta a ridurre sovrapposizioni di competenze, numero degli uffici e spese. Ha inciso anche un rallentamento nell’esborso dei fondi relativi ai programmi di aiuto allo sviluppo per i quali esistono peraltro precisi impegni.

L’attività produttiva si fonda su assemblaggio e fasi produttive a scarso valore aggiunto come dimostrano la quota di esportazioni indotta da IDE e la sostanziale corrispondenza tra le voci dominanti import e export. Un’ottimizzazione gli IDE dovrebbe portare una crescita del settore privato favorendo trasferimenti di tecnologie e know how, investimenti in ricerca e sviluppo, maggiore competitività interna.

Quest’ultima trarrebbe vantaggio anche dalla privatizzazione delle SOE (ancora largamente inefficienti). Nonostante l’annuncio di nuovi disinvestimenti e privatizzazioni di importanti aziende il processo é rallentato dalle resistenze degli interessi coinvolti. Ambiziosi appaiono gli obiettivi di liquidare oltre 140 aziende, quotandone in borsa 64, entro la fine del 2018,

Dopo l’individuazione specifica operata nel 2016 del tasso di proprietà pubblica da disinvestire da ciascuna SOE e l'obbligo di quotazione in borsa un anno prima di procedere all'IPO, sono state adottate altre norme quali il diritto di raccogliere prenotazioni al momento della quotazione al fine di stabilire il prezzo di vendita delle azioni e l’istituzione di un Comitato per la gestione del Capitale Statale con il compito di consolidare il controllo centrale sugli asset in mano ai diversi ministeri.

La ristrutturazione del sistema bancario e finanziario procede con la rimozione delle proprietà incrociate e del cumulo degli incarichi dirigenziali. La banca centrale sta elaborando norme per ridurre gli adempimenti a carico di banche commerciali e istituti di credito.

Sul sistema gravano i Non Performing Loans, il cui valore corrisponde al 7,9% dei prestiti totali. L’Assemblea nazionale intende rimuovere alcuni impedimenti legali per il loro assorbimento.

Sono necessari ulteriori interventi per assicurare In tutti i settori maggiore trasparenza e efficaci controlli.

Il governo ha avviato un programma di semplificazione amministrativa per alleggerire il peso burocratico sulle imprese, snellire le pratiche e favorire l’informatizzazione dei procedimenti. Ministeri e agenzie statali dovrebbero rimuovere metà degli adempimenti burocratici a carico delle imprese entro il 31 ottobre 2018. Nel 2017 sono state tagliate oltre 5000 pratiche (accertamenti finanziari, controlli su import-export, ispezioni tecniche).

Alcune scelte normative appaiono peraltro favorire le industrie nazionali con norme protezionistiche che mal si coniugano con gli impegni assunti per il libero scambio.

Ultimo aggiornamento: 02/09/2018^Top^
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