Politica economica (INDIA)

La politica monetaria si mantiene prudente, orientata a contenere l’inflazione. Nell'ultima riunione del 7 febbraio scorso, il Comitato per la politica monetaria della Reserve Bank of India ha mantenuto invariati i tassi di interesse ufficiali, quello sulla provvista bancaria a breve termine al 6%; la recente accelerazione della crescita, il rilassamento dei vincoli fiscali decisi con l’ultima Legge di bilancio e il rialzo dell'inflazione nei primi mesi del 2018 starebbero inducendo la Banca centrale a considerare misure restrittive, per il momento plausibilmente posticipate nella seconda metà dell’anno.

L’inflazione calcolata sui prezzi dei beni di consumo ha accelerato dall’1,5% a giugno 2017 al 5,2% a fine anno, toccando il livello più elevato degli ultimi 18 mesi. La pressione sui prezzi si sarebbe solo lievemente attenuta nel corso del primo trimestre del 2018. Al contempo, l’inflazione calcolata al netto delle componenti più volatili, alimentari e prodotti energetici, starebbe continuando a salire (sopra il 5%). Nel complesso, l’inflazione starebbe progressivamente avvicinandosi alla soglia superiore della banda di tolleranza delle autorità monetarie, fissata tra il 2 e il 6%.

La qualità dell’attivo del settore bancario indiano rimane un elemento di fragilità del quadro macroeconomico del Paese. La Banca centrale, cui sono stati recentemente attribuiti maggiori poteri, ha riordinato e semplificato la disciplina relativa al trattamento dei crediti incagliati e deteriorati, con l’obiettivo di armonizzarne la classificazione nei bilanci delle banche e velocizzare i tempi per la loro liquidazione. Il passaggio potrà rivelarsi cruciale nel far ripartire il credito bancario, e con esso gli investimenti privati.

A fronte di un debito estero che si colloca a 470 miliardi di dollari (20% del PIL), di cui 125 emessi da imprese private, il Paese mantiene saldi presidi macro-prudenziali, inclusi limiti agli acquisti di obbligazioni ed azioni indiane da parte di investitori non-residenti. A settembre 2017 le autorità monetarie hanno però escluso i titoli obbligazionari emessi all’estero e denominati in rupie (cd. “Masala bonds”) dai limiti vigenti (circa 36 miliardi di dollari) sugli acquisti transfrontalieri di debito corporate. Le emissioni di “Masala bonds” continueranno ad essere sottoposte alla disciplina prevista per l’External Commercial Borrowing (ECB). Si stima che la misura possa consentire maggiori collocamenti esteri per circa 7 miliardi di dollari nel corso dei primi mesi del 2018. 

(Red: Ambasciata d'Italia,  Addetto finanziario della Banca d'Italia  -Ufficio Commerciale)

Ultimo aggiornamento: 20/03/2018^Top^

 

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