Politica economica (EMIRATI ARABI UNITI)

Il grado di apertura del Paese evidenzia un’elevata propensione ad un regime di libero scambio. In linea generale, è infatti liberamente consentito vendere direttamente agli utilizzatori finali, tramite un rivenditore; è inoltre possibile costituire  joint venture o autorizzare una società locale a vendere i propri prodotti con contratti in “franchising”. Secondo la vigente normativa in materia di diritto societario, agli investitori stranieri non è consentito possedere una quota superiore al 49% del capitale sociale: diverse fonti ritengono tuttavia che tale restrizione, che non si applica comunque alle Free Trade Zones, sia in procinto di essere allentata.

In risposta al crollo dei prezzi del petrolio e in ragione della necessita’ di rendere maggiormente sostenibile l’economia del Paese, gli EAU hanno avviato negli ultimi anni un processo di diversificazione economica volto, da una parte, ad aumentare il contributo all’economia del settore non oil, dall’altra, a garantire un maggior equilibrio nella politica fiscale.

Tra gli elementi centrali del processo di diversificazione economica, vi e’ il crescente interesse per il settore delle rinnovabili. La “Dubai Clean Energy Strategy 2050”, che prevede investimenti per 150 miliardi di AED (circa 38 milioni di euro), mira a rendere l’emirato di Dubai un polo mondiale dell’energia pulita e della green economy. L’obiettivo e’ quello di fornire il 75% dell’energia dell’Emirato da fonti pulite entro il 2050.

In linea con la strategia di diversificazione economica, il governo sta inoltre implementando una strategia di maggiore sostegno alle PMI, con l’obiettivo di portare il loro contributo all'economia del Paese dal 40% al 45% del PIL entro il 2021.

Sul fronte della sostenibilita' dei conti pubblici, gli EAU hanno in questi anni progressivamente aumentato la tassazione (soprattutto quella indiretta) al fine di ridurre la dipendenza del gettito fiscale dagli introiti petroliferi. In particolare: i) ad inizio 2018 e' stata introdotta l'imposta sul valore aggiunto con aliquota al 5%; ii) da ottobre 2017 una accisa del 100% su tabacco e del 50% sulle bibite energetiche; iii) dall'ultimo biennio una tassazione pari al 25% del valore dei servizi nel settore turistico-alberghiero; iv) dal 2016 un'imposta comunale sul valore delle proprieta' immobiliari e dei contratti d'affitto, e cosi via.

Nel 2019, grazie essenzialmente all'incremento delle entrate petrolifere, il saldo del bilancio pubblico dovrebbe ritornare positivo, dopo tre anni di disavanzi. Gli EAU hanno margini fiscali per condurre una politica di sostegno alla crescita nel medio periodo: il livello di debito pubblico risulta contenuto (all'incirca il 50% del PIL) e sotto controllo in relazione ai fondamentali dell'economia

Gli EAU possiedono un’imponente massa finanziaria, che investono all’estero attraverso i fondi sovrani. La destinazione degli investimenti si sta diversificando: una crescente quantità di investimenti di portafoglio viene tramutata in investimenti diretti. Allo stesso tempo, la ripartizione geografica va modificandosi con crescenti quote dirette verso Asia e Africa. Gli investimenti all’estero sono stimati (fonte Banca Centrale degli EAU ed Economist Intelligence Unit) tra i 500 e gli 800 miliardi di dollari USA (di cui almeno 250/300 gestiti dalla Abu Dhabi Investment Authority, il Fondo Sovrano di Abu Dhabi). A tale cifra si devono peraltro aggiungere gli investimenti connessi al patrimonio privato dei principali Sceicchi del Paese.

 

Ultimo aggiornamento: 25/02/2019^Top^
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