Politica economica (EGITTO)

Nel 2014, dopo tre anni di rallentamento economico, l’Egitto, grazie al sostegno finanziario di istituzioni e organizzazioni internazionali e di donatori bilaterali, ha intrapreso un ambizioso programma di riforme economiche con l’intento di riportare la stabilità economica, ridurre la disoccupazione e sostenere la crescita.

Il primo stadio del pacchetto di riforme economiche si è concentrato sulla correzione degli squilibri macroeconomici, attraverso una serie di misure volte a risanare le riserve valutarie, consolidare il bilancio pubblico e ristaboilire la fiducia degli investitori internazionali. La liberalizzazione del regime di cambio, avvenuta a novembre del 2016, l’introduzione dell’IVA al 13 per cento e i tagli ai sussidi energetici rappresentano il cardine del programma di riforme economiche.

Il secondo stadio del programma di riforme è stato indirizzato al miglioramento della governance e del business climate, attraverso la Civil Service Reform Law, approvata a luglio del 2016 e orientata a combattere la corruzione e la burocrazia nelle amministrazioni pubbliche, e la nuova legge sugli investimenti, approvata a maggio del 2017 e volta a semplificare le procedure per l’approvazione di nuovi investimenti, e introdurre garanzie, come il diritto al rimpatrio dei dividendi, e incentivi fiscali per gli investimenti nelle aree meno sviluppate e nei parchi tecnologici. Priorità è assegnata inoltre alla Legge fallimentare e alla Legge per la semplificazione delle concessioni e delle licenze industriali.

L’ambizioso programma di riforme economiche è ampiamente sostenuto da organizzazioni internazionali come il Fondo Monetario Internazionale, nell’ambito della concessione della Extended Fund Facility (EFF) da 12 miliardi di dollari, varata nel novembre 2016, dalla Banca Mondiale, attraverso il Development Policy Financing, e dalla African Development Bank con finanziamenti paralleli.

L’implementazione delle misure di austerità, congiuntamente con la liberalizzazione del regime di cambio, ha spinto il tasso di inflazione su base annuale a oltre il 30 per cento e oltre il 40 per cento per i soli beni alimentari, destando grande preoccupazione per la già fragile tenuta sociale del paese. Per limitare l’impatto sociale delle riforme, il Governo ha avviato una importante riorganizzazione del sistema di sicurezza sociale, considerato fortemente carente di programmi ben disegnati e mirati alle fasce più vulnerabili della popolazione. A partire dal 2015 il governo ha dato mandato al Ministero della Solidarietà Sociale di avviare un’ingente ristrutturazione del sistema di sicurezza sociale con lo scopo di rimpiazzare gradualmente gran parte dei frammentati programmi di cash trasnfer e di incanalare le risorse su un nuovo programma di social safety net mirato alle famiglie povere e marginalizzate. Il cardine di questa ristrutturazione è un nuovo programma chiamato Takaful e Karama (TK); Il programma, finanziato dal Ministero delle Finanze per l’83 per cento e attraverso un prestito della Banca Mondiale per la restante parte, ha comportato una spesa di 7,2 miliardi di lire egiziane nell’anno fiscale 2016/17, che è attesa in aumento a oltre 8 miliardi per l’anno 2017/18.

Ultimo aggiornamento: 08/10/2017^Top^
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