Politica economica (BAHREIN)

Per il 2019-2020, l’azione del governo bahreinita e’ improntata al binomio risanamento fiscale - crescita, prendendo le mosse dalla riduzione del 35% del deficit registrata nel 2018. Secondo i più recenti dati del FMI, il deficit e’ sceso dal 14,2% all’11,7% del PIL nel giro di un anno (2018), mentre il debito e’ passato al 93% del PIL a fine 2018, con un deficit della bilancia dei pagamenti (conto corrente) del 5.8%. L’azione del governo si propone di rafforzare il trend virtuoso intrapreso, con l’obiettivo di azzerare il deficit entro il 2022.

Si tratta del resto di un impegno assunto nei confronti di Arabia Saudita, EAU e Kuwait, che hanno iniziato ad erogare il prestito di 10 miliardi di dollari annunciato nell’autunno 2018 a fronte di un impegno da parte bahreinita a mettere sotto controllo la spesa, proprio per arrivare al pareggio entro il 2022.

In concreto, il governo ha iniziato ad attuare misure senza precedenti: introduzione dell’IVA al 5% a partire dal 1 gennaio 2019; aumenti delle bollette di luce e acqua; riduzione della spesa mediante uno schema di pensionamento anticipato per i dipendenti pubblici e l’ulteriore razionalizzazione dei sussidi, per far gravare il peso dei tagli soprattutto sugli espatriati (per ragioni di stabilità sociale). Annunciate anche misure per rafforzare l’efficienza della spesa (auditing e procurement) e per accrescere il gettito generato dal comparto “non Oil”. Continuerà poi l’accento sul carattere business-friendly dell'economia bahreinita, anche attraverso le nuove leggi sulla protezione dei dati personali per la digital economy, sulla concorrenza e sulla bancarotta, tese a favorire le PMI. Il tasso di interesse e’ stato portato al 2,75% (dal 2,5%), per attrarre capitali e compensare le basse riserve in valuta (1,7 miliardi di dollari a novembre 2018, pari a un mese di importazioni).

L’intervento dei tradizionali sostenitori GCC ha rappresentato anche  un’iniezione di fiducia, necessaria in quanto le difficoltà di bilancio e le pressioni speculative sul Dinaro bahreinita (che avevano fatto temere per la tenuta del peg col dollaro) avevano reso difficile e costoso reperire risorse sui mercati. Le misure in programma contribuiranno senz’altro a rafforzare tale capitale di fiducia, anche perché il FMI si e’ espresso in termini positivi sulle riforme annunciate.

In definitiva, le prosettive economiche restano complessivamente positive, soprattutto sul versante dell’economia reale e tenuto conto delle possibili scoperte di idrocarburi effettivamente estraibili. La tenuta dei conti pubblici, e quindi la credibilita’ del Paese, dipenderanno fortemente dalla volonta’ politica del governo di portare a termine il programma di aggiustamento fiscale e le spesso impopolari misure ad esso associate. Un compito che l’attuale esecutivo, uscito rafforzato dalle recenti elezioni parlamentari, appare in grado di portare a termine. 

L'Economic Development Board (EDB) è l'organismo che indirizza le strategie di sviluppo economico e di attrazione degli investimenti del Paese. Tra i settori individuati dall'EDB, quelli prioritari per lo sviluppo del Paese sono: servizi finanziari; turismo; informatica ICT;  logistica; manifattura; startups. Nel 2017, Amazon Web Services ha avviato la creazione di un hub regionale a Manama per il “data storage” dedicato all’area MENA e all’Africa.

Il fondo sovrano bahreinita è il Mumtkalat, istituito con decreto regio nel 2006 con fondi per 7 mld US $. Possiede al 100% la Gulf Air, l’aeroporto di Manama ed il circuito di Formula 1, tra i suoi investimenti all’estero l’acquisto del 51% del pacchetto azionario della McLaren. Nel 2016 ha effettuato il primo investimento in Italia, nel settore socio-sanitario.

Il Bahrein attua una politica di apertura verso gli investimenti esteri, tanto che nella maggior parte dei settori (pari al 98% dell’economia del Paese) e’ possibile la proprietà straniera al 100% di imprese e business (senza quindi la necessita’ di sponsor locali). Il sistema legale è relativamente trasparente, per quanto complesso, e la burocrazia non rappresenta di solito un ostacolo eccessivo all'attività economica. La forza lavoro è relativamente qualificata rispetto agli standard regionali. Il sistema fiscale e’ particolarmente favorevole al business: non esistono tasse sul reddito o sulle società, ne' limitazioni al movimento di capitali.

 

Ultimo aggiornamento: 03/04/2019^Top^
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