Overview (EMIRATI ARABI UNITI)

I dati Istat sull'interscambio fra Italia ed Emirati Arabi Uniti (EAU) relativi al periodo gennaio-settembre 2018 confermano la flessione delle nostre esportazioni (-16,3%), che passano da 3,95 miliardi di euro ai 3,31 attuali.
Le importazioni di prodotti emiratini sono invece aumentate (+ 39%), passando da 664 a 923 mln di euro. Cio' ha comportato una diminuzione del saldo commerciale (sempre comunque a favore dell'Italia) sceso da 3,29 a 2,38 miliardi di euro nei primi nove mesi dell’anno.

L'analisi disaggregata del nostro export rileva il maggiore calo nel comparto generale dei macchinari (- 33%), della gioielleria (-18,8%), dei mobili (-10%), dei prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio (-24,5%), mentre in controtendenza si pone il settore degli aeromobili e relativi dispositivi, passati da 31,8 a 86,5 milioni di euro (+171,7 %), e quello delle calzature (88 milioni; +0,3%).  Quanto alle importazioni dagli EAU si segnalano le tre principali voci, che complessivamente rappresentano l'82% del totale: petrolio greggio (passato da 0 a 254 milioni), i prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio (323,8 milioni di euro; -5,5%) e i metalli non ferrosi (181 milioni; +16,9%).


Il dato negativo dell'export italiano continua a riflettere il calo costante e generalizzato della domanda di beni esteri degli EAU, dal momento che la contrazione complessiva delle importazioni degli Emirati nei primi nove mesi dell’anno è stata pari a -15,6%.
In tale contesto va considerato che i principali partner commerciali degli EAU hanno subito riduzioni equivalenti o maggiori rispetto all'Italia (India -14,2%, USA -14,3%, Cina -19,7%). A questi si aggiunge la Turchia che a fine del 2017, dopo aver registrato un grande exploit (+68%), risultava al sesto posto tra i paesi fornitori e che attualmente non appare nemmeno tra i primi 15 paesi. Tale analisi comparata porta ad evidenziare come l’Italia, pur in costanza di calo dell’export, e dell’interscambio, sia riuscita ad aumentare la propria quota di mercato nel paese, passata dal 2,8 al 3,1%.


A livello UE l'Italia rimane il terzo fornitore, dopo la Germania (-32,7%) e Regno Unito (-0,8%), mentre a livello globale è il 10mo fornitore del Paese.


L'unico valore positivo a livello europeo permane quello dei Paesi Bassi, che con un +21,7% sono passati da 2,3 a 2,8 miliardi di euro. A tale proposito va tuttavia sempre considerato l'effetto fuorviante a fini statistici del transito di beni dal porto di Rotterdam e della successiva computazione di errata origine di prodotti provenienti da altri Paesi.

 

Ultimo aggiornamento: 21/02/2019^Top^
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