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Osservazioni

4 febbraio 2013 - L’azienda petrolifera statale CNP/PetroChina ha annunciato la prossima entrata in funzione della nuova pipeline che collegherà la costa del Myanmar e il sudovest della Cina, prevista entro la fine del mese di maggio. 

L’operatività del nuovo oleodotto consentirà di ridurre di un terzo l’attuale vincolo al passaggio per lo Stretto di Malacca  (attraverso il quale passa l’80% dei rifornimenti importati dalla Cina, in particolare dal Medio Oriente e dal Nord Africa) e di alleggerire le ripercussioni negative sull’import cinese di idrocarburi di una eventuale chiusura dello Stretto da parte di una potenza ostile.

La nuova pipeline sarà lunga 1.100 km e collegherà il porto birmano di Kyaukpyu con Ruili-Kunming (nello Yunnan); avrà una capacità di trasporto annuo pari a 22 milioni di tonnellate di petrolio (250.000 barili al giorno) e di 12 miliardi di metri cubi di gas in regioni in cui la Cina sta incentivando il processo di industrializzazione (ad esempio, nell’area, a Changsha, è presente lo stabilimento FIAT).

La Cina, attualmente secondo maggiore importatore di petrolio, sta tentando si contenere la crescente dipendenza da fonti combustibili ricorrendo a politiche di risparmio energetico e con il rilancio dell’energia nucleare, in uno scenario di costi crescenti e possibili disallineamenti degli attuali equilibri economico-energetici sul piano internazionale.

Pechino è oggi beneficiaria indiretta della sicurezza regionale assicurata dalla politica americana nel Grande Medio Oriente, e non si nasconde il timore che l’annunciata autosufficienza energetica degli Usa (grazie alla “rivoluzione” degli shale gas/oil, che ora costituiscono il 37% della produzione USA rispetto al 2% del 2002) possa riorientare le sue priorità strategiche, con rischi di instabilità e rialzi petroliferi.

Come risultato delle citate politiche governative, la domanda di petrolio in Cina nel 2012 e' aumentata del 4,2% rispetto al 2011, la crescita più lenta da quattro anni, ed anche la più grande azienda petrolifera cinese Sinopec ha annunciato di aver raffinato petrolio nel 2012 in incremento dell'1,8% sul 2011, risultato dimezzato rispetto all’obiettivo di crescita del 3,5%.

D'altra parte, l'utilizzo di metano e' risultato in crescita del 15,66%; Pechino intende ridurre l'attuale dipendenza del paese dalle importazioni di petrolio sostituendolo nel settore trasporti, per quanto possibile, con il gas naturale.

Oltre a rivestire forte valenza economica, l’attivazione del nuovo collegamento rientra nelle finalità politiche di Pechino di rafforzare ancor più il legame con il Myanmar, che riceverà annualmente, attraverso la nuova struttura, 2 milioni di tonnellate di greggio e 2 miliardi di metri cubi di gas.

Da notare che la nuova pipeline transita per circa il 50% del suo percorso in un territorio a rischio di violenze da parte dei movimenti insorgenti nel nord del Myanmar (tra i quali lo UWSA, che si stima abbia 30.000 combattenti, e il KIA, con 10.000 combattenti) e nonostante la tregua con i movimenti separatisti annunciata dal Governo a metà gennaio, sono già ripresi gli scontri nella regione di Kachin. La possibilità di sabotaggi alla pipeline da parte dei ribelli, fortemente critici delle espropriazioni di terre ai contadini eseguite dal Governo per la realizzazione delle condotte petrolifere, nonché il possibile sconfinamento dei rifugiati attraverso la frontiera sino-birmana, destano preoccupazione alle autorita' di Pechino dal punto di vista della sicurezza. 


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