18/03/2016 - Le FED lascia invariati i tassi

Le FED lascia invariati i tassi

Come da attese il comitato di politica monetaria della Fed (Federal Open Market Committee FOMC) ha lasciato invariato, il 16 marzo 2016, allo 0,25%-0,50% l'intervallo obiettivo dei tassi di interesse sui federal funds. La decisione, che segna la seconda pausa dopo quella di gennaio, nel percorso di normalizzazione della politica monetaria avviato lo scorso dicembre, riflette i rischi derivanti dal rallentamento dell'economia globale e dalle ripercussioni sui mercati finanziari. Nelle valutazioni della banca centrale, tuttavia, l'economia statunitense ha finora mostrato una buona resilienza e rimane proiettata su un sentiero di crescita moderata coerente con una progressiva sia pure ancor piu' graduale normalizzazione della politica monetaria.

Nel presentare le decisioni del FOMC, la Presidente Janet Yellen ha ricordato i principali aggiornamenti macroeconomici che confermano un quadro di crescita, sostenuta dai consumi personali e dal settore immobiliare, mentre gli investimenti e le esportazioni nette rimangono deboli, risentendo in parte degli effetti dei bassi prezzi dei beni energetici e dell'apprezzamento del dollaro. Questi fattori influiscono anche sull'inflazione, che pur rimanendo al di sotto dell'obiettivo del 2%, al netto delle componenti piu' volatili (tra cui il petrolio) mostra segnali di ripresa, confermando uno scenario di graduale ritorno all'obiettivo di policy. Segnali incoraggianti in tal senso derivano anche dalla crescita salariale (+2,2% su base annua), indice di un progresso verso l'obiettivo della piena occupazione, da tempo atteso dopo una lunga serie ininterrotta di crescita dei posti di lavoro (+242.000 a febbraio e revisione al rialzo per i due mesi precedenti) e un tasso di disoccupazione fisso al 4,9%. Se le prospettive per la domanda interna rimangono positive, gli ultimi dati sulla bilancia commerciale indicano invece che la domanda estera rimane debole; le esportazioni USA (-6,6% a gennaio su base annua) rallentano piu' che le importazioni (-4,5% a gennaio su base annua) ampliando il disavanzo commerciale e contribuendo negativamente all'espansione del prodotto interno.

Un passaggio atteso per questa seduta di marzo del FOMC ha riguardato le nuove proiezioni (che riflettono le valutazioni individuali dei membri del comitato) su crescita, occupazione, inflazione e sulla traiettoria dei tassi di interesse. Il prodotto interno lordo registrerebbe nel 2016 e nel 2017 una crescita leggermente piu' bassa rispetto alle previsioni di dicembre (rispettivamente 2,2% e 2,1%, a fronte del 2,4% e 2,2% di dicembre), mentre rimane invariata al 2% la crescita attesa nel 2018 e nel lungo periodo. La proiezione mediana sul tasso di disoccupazione e' rimasta al 4,7% per quest'anno, mentre e' stata rivista al ribasso per il 2017 e il 2018 (4,6% e 4,5% dal 4,7% di dicembre) e per il suo livello di equilibrio (4,8% da 4,9%). Piu' marcata la revisione al ribasso delle previsioni di inflazione, misurata dal deflatore della spesa per consumi personali, ma solo per il 2016 (1,2% da 1,6%), invariate invece le proiezioni per gli anni successivi (1,9% e 2%). Coerentemente con la revisione delle aspettative di inflazione, anche la mediana delle proiezioni sui tassi di interesse sui federal funds e' diminuita allo 0,9% nel 2016 (da 1,4%), 1,9% nel 2017 (da 2,4%) e 3% nel 2018 (da 3,3%).

Questo scenario sui tassi di interesse lascia presumere due rialzi di 0,25 punti percentuali nel corso del 2016. 


Ambasciata d'Italia, a cura dell'Addetto Finanziario
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