14/04/2014 - La gestione della ricchezza del Regno. I ‘fondi sovrani’ sauditi

La gestione della ricchezza del Regno. I ‘fondi sovrani’ sauditi

A febbraio la statunitense SunEdison ha stretto un accordo di investimento con il governo saudita per il finanziamento di uno studio di fattibilità per lo sviluppo di un complesso produttivo di solare fotovoltaico presso Waad Al- Shamal. Il progetto, stimato intorno ai $ 6,4 miliardi, è significativo anche perche’ rappresenta un esempio raro di intesa siglata dal neocostituito fondo Sanabil al-Saudi, di proprietà del Public Investment  Fund (PIF), a sua volta controllato dal Ministero delle Finanze saudita.

 

Sanabil è di proprietà del PIF ed è stato istituito nel luglio 2008 con fondi per 5,3 miliardi di dollari, con il mandato di concentrarsi su investimenti tecnologici. Tuttavia, il fondo ha attraversato da allora un lungo periodo di gestazione e il primo investimento è arrivato solo nel gennaio 2013 per l’acquisizione del 13,7 % del capitale di ACWA Power (la societa’ saudita per l’acqua e l’elettricita’ con sede a Riad), attiva anche nella costruzione di centrali solari.

 

Un altro strumento d’investimento statale di recente creazione e’ l’Hassana Investment Company, di proprieta’ della ‘General Organisation for Social Insurance (GOSI) – ente pubblico di previdenza sociale per i lavoratori del settore privato. Istituita nel marzo 2009 per gestire le attività di GOSI, stimate in 400 miliardi di dollari, Hassana ha un focus sul settore immobiliare e  progetti commerciali, coprendo i mercati azionari nazionali e internazionali; tale ruolo e’ potenzialmente significativo considerando che GOSI detiene partecipazioni in alcune delle più grandi realtà finanziarie del Regno.

Ad oggi non esistono informazioni pubbliche sugli obiettivi dei due fondi e su come essi si inseriscano nella più ampia architettura istituzionale del Regno, soprattutto alla luce del mandato affidato alla banca centrale, la Saudi Arabian Monetary Agency (Sama), di gestire la ricchezza del paese.
Secondo gli analisti, una possibile spiegazione per tale situazione può essere trovata nella volontà delle autorità saudite di garantire che almeno una parte dei ricavi dall’esportazione di petrolio non sia soggetta a regole predeterminate di regole nè a pressioni politiche.       
La potente banca centrale del Regno gestisce un totale di  720 miliardi di dollari di riserve. La maggior parte di queste riserve sono detenute in attività liquide, come i titoli del Tesoro USA. Una parte significativa delle riserve e’ utilizzata a difesa del reale saudita, sia come contante sia come titoli e depositi a breve termine. Il resto è mantenuto in titoli a reddito fisso che possono essere progressivamente diversificati, sia in altre valute che in beni reali.
Lo scorso anno la Banca Centrale ha cominciato a in infrastrutture, scostandosi  per la prima volta da attività liquide. Nonostante questo, l’approccio rimane conservatore.      


Alcuni tratti delle nuove strategie di investimento dei fondi sovrani stanno comunque diventando chiari. In termini di localizzazione geografica degli investimenti, Sanabil sta diversificando tra locali e stranieri mentre il PIF è per lo più concentrato in attività reali nel mercato locale; Sama, invece, detiene perlopiù titoli di Stato liquidi.

 

Gli analisti si interrogano se i fondi sovrani più piccoli saranno in grado di competere realmente con SAMA e di decollare. Chiaramente, è comprensibile un desiderio saudita di investire parte della ricchezza nazionale in soluzioni più flessibili rispetto ai tradizionali metodi di gestione tipici di una banca centrale. Le nuove entità possono essere considerate come tentativi di creare centri di eccellenza in grado di sviluppare una capacità reale di gestione del risparmio; e questo è sempre stato un obiettivo chiave per un paese come l'Arabia Saudita, che ha forte necessita’ di sviluppare il settore della gestione del risparmio nazionale, senza però dimenticare il forte tasso di crescita della popolazione saudita e il fabbisogno di spesa pubblica che ne deriva.

 

(Fonte: elaborazione Ambasciata d’Italia da MEED)
 

 

 

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