09/03/2020 - ANDAMENTO ECONOMIA USA

ANDAMENTO ECONOMIA USA

L'economia americana si appresta ad entrare nel dodicesimo anno di crescita ininterrotta, il più lungo periodo di espansione dal dopoguerra. Secondo i dati preliminari del Bureau of Economic Analysis-BEA, nel 2019 il tasso di crescita del Pil si è attestato al 2,3%, in calo rispetto al 2,9% per cento registrato nel 2018, scontando da un lato il rallentamento degli investimenti, dall'altro il progressivo esaurirsi degli stimoli fiscali decisi dall'Amministrazione all'inizio del mandato.

Tale dinamica sembra indicare la convergenza verso tassi di crescita più prossimi alla media di lungo periodo, che il Congressional Budget Office (CBO), organo bipartisan del Congresso, stima intorno all'1,7%.

La crescita registrata nel quarto trimestre del 2019 (+2,1%) è risultata in linea con quella del trimestre precedente e leggermente superiore alle aspettative degli analisti; la positività del dato aggregato potrebbe tuttavia essere in parte dipesa da fattori transitori e nascondere alcuni segnali di indebolimento della domanda interna, come peraltro rilevato anche dalla Federal Reserve in occasione della riunione del Comitato di Politica Monetaria di fine gennaio.

Merita infatti rilevare che i consumi privati, pur crescendo dell'1,8% su base annua, hanno registrato un significativo rallentamento rispetto al 3,2% del III trimestre e gli investimenti lordi hanno segnato una contrazione (-6,1%) per il terzo trimestre consecutivo, pur con andamenti molto differenziati nelle diverse voci. Tra queste, rilevano i maggiori investimenti in immobili residenziali (+5,8%), importante fattore positivo, dato che l'avvio di nuove costruzioni è ai massimi dal 2006.

Il mercato del lavoro si conferma in salute: nel 2019 l'economia americana ha creato 2,1 milioni di posti, accompagnati da un aumento dei salari superiore al 3%. La disoccupazione rimane sui minimi storici, intorno al 3,5%: nei primi due mesi dell’anno il numero di occupati e’ aumentato di oltre 500mila unita’, testimoniando la capacità del sistema produttivo americano di offrire opportunità di impiego, anche alle fasce di popolazione che avevano in precedenza abbandonato la ricerca attiva di un'occupazione.

Nonostante il buon andamento economico e la prossimità al pieno impiego, l'inflazione continua a rimanere su valori inferiori all'obiettivo del 2%: nel 2019 la ''core inflation'' (la misura che esclude le componenti più volatili, quali i prodotti alimentari ed energetici) si è fermata all'1,6% e gli ultimi dati puntano verso un ulteriore rallentamento.

Per quanto riguarda gli scambi con l'estero, nel 2019 si è assistito alla prima contrazione in sei anni del deficit commerciale statunitense (-1,7% rispetto al 2018), il cui contenimento è uno dei punti programmatici dell'Amministrazione Trump. In rapporto al PIL, il disavanzo commerciale e’ passato dal 3% del 2018 al 2,9% del 2019.

Le prospettive economiche di breve termine rimangono positive, grazie all'allentamento delle tensioni commerciali registrate alla fine dello scorso anno, anche se le attese degli analisti sono per un ulteriore rallentamento dell'attività economica, in parte imputabile alla lentezza con cui si dispiegheranno gli effetti positivi degli accordi commerciali con Cina, Canada, Messico e Giappone.

Il principale fattore di incertezza e’ tuttavia rappresentato dalla crescente diffusione del Coronavirus, i cui effetti non sono ancora quantificabili.

Le stime preliminari, basate su ipotesi di contenuta diffusione all’interno del Paese, indicano un rallentamento potenziale della crescita statunitense nell’ordine di 0,2 punti percentuali nel 2020, per effetto della riduzione dei flussi turistici, della contrazione del commercio internazionale, della possibile mancanza di beni intermedi e della maggiore avversione al rischio sui mercati finanziari.

In scenari piu’ estremi, in cui il contenimento del virus dovesse richiedere misure drastiche, analoghe a quelle adottate da altri Paesi maggiormente colpiti dall’epidemia, l’impatto economico sarebbe necessariamente piu’ marcato. Le Autorita’ americane hanno manifestato la volonta’ di intervenire per sostenere il tessuto produttivo americano: un primo intervento emergenziale e’ stato deciso dalla Federal Reserve lo scorso 3 marzo, che con una mossa a sorpresa ha ridotto di 50 punti base i tassi di interesse, lasciando presumere che ulteriori allentamenti monetari potrebbero essere approvati nel corso dell’anno.


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