22/11/2019 - interscambio commerciale 2019

interscambio commerciale 2019

Nel primo semestre del 2019, l’effetto congiunto del rallentamento dell’economia pachistana e delle misure protezionistiche attuate dal Governo hanno avuto un effetto negativo sulle esportazioni italiane, con un interscambio che registra un saldo negativo per la prima volta dal 2015. Gia’ nel 2018, ove gia’ si era registrata una contrazione della crescita del nostro export, che pur raggiungendo il suo picco in termini assoluti (oltre 800 milioni di euro, quasi il doppio rispetto al 2014, ed un l’interscambio senza precedenti di 1,455 miliardi di euro) ha visto la sua crescita piu’ bassa, del 5,9%, rispetto al 41% del 2016 e del 21,8% del 2017. Nel periodo gennaio-giugno dell’anno in corso, i rapporti commerciali Italia - Pakistan scontano non solo un inasprirsi di tali misure, ma anche il deterioramento delle condizioni economiche de Paese.

In questo contesto, nei primi sei mesi del 2019 le esportazioni italiane hanno infatti conosciuto una sensibile flessione rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente, per un valore di 345,3 milioni di euro contro i 395,6 del 2018.

E’ rilevante notare come  la contrazione non ha riguardato l’interscambio nel suo complesso, attestatosi a 735 milioni di euro nel 2019 contro i 742 del 2018 (periodo gennaio-giugno), quindi con un modesto calo del 5,9%. La contrazione delle esportazioni italiane (in flessione del 12,7%) e’ stata infatti compensata dall’aumento di quelle pachistane verso il nostro Paese (che crescono del 12,2%). Significativamente, dopo tre anni di saldi favorevoli per l’Italia, nel primo semestre del 2019 il saldo e’ tornato a favore del Pakistan, per 92,6 milioni di euro.

 In primo luogo, le misure di austerita’ imposte dal Governo di Imran Khan, in particolare a seguito del budget approvato nel giugno scorso, hanno innescato una serie di rincari a carico dei consumatori, riducendone le possibilita’ di spesa. Inoltre, la debolezza strutturale del sistema fiscale pachistano porta le autorita’ locali a fare affidamento sulle imposte indirette, di piu’ facile riscossione, ma che anno il maggior effetto negativo sui consumi. La classe media e’ stata quella maggiormente colpita dai fattori sopra descritti, con un diretto impatto sulle nostre aziende, trattandosi del ceto sociale piu’ propenso all’importazione di prodotti italiani.

In merito alle barriere tariffarie propriamente dette, va detto che pur aumentando il carico impositivo complessivo, il budget del giugno scorso ha attuato una certa razionalizzazione dei diritti di dogana, tesi a facilitare l’importazione di prodotti necessari allo sviluppo e diversificazione economica del Paese, misura pur compensata da un incremento delle tariffe sui beni importati non essenziali. Significativo, in tale contesto, la forte riduzione dei diritti di dogana accordata a macchinari per il tessile, che rappresentano peraltro una delle principali voci del nostro export in Pakistan.  

E’ rilevante notare come, in merito ai macchinari, quelli importati per nuove installazioni, rimpiazzi o modernizzazioni hanno una aliquota favorevole, tra il 3% ed il 15% quando non in completa esenzione. Particolarmente favorevole e’ poi la normativa fiscale sui progetti giudicati di interesse strategico. Il settore dove i diritti di dogana continuano a costituire un reale impedimento e’ quello automobilistico, soggetto ad aliquote che partono dal 35%, fino ad arrivare ad aliquote del 50, 60 o addirittura 100% con l'aumento della cilindrata dei veicoli. Analoghe elevate imposizioni vi sono anche per le motociclette.

Se i diritti di dogana, pur aumentati, hanno un effetto nel complesso marginale (fatta eccezione per il settore automobilistico) sull’interscambio, particolarmente insidiose appaiono le numerose barriere non tariffarie che, di fatto, debilitano l’ingresso di beni in Pakistan. Si tratta delle assai restrittive normative sanitarie, che si qualificano sostanzialmente come misure protezioniste contro i prodotti agroalimentari. Questi ultimi, pur a fronte di tariffe ufficiali assai ridotte, risultano infatti sottoposti ad una serie di limitazioni fitosanitarie e regolamentari che, di fatto, ne rendono estremamente difficoltosa l’importazione. Particolare importanza riveste a questo proposito la nuova normativa sulle etichettature dei prodotti alimentari importati (regolamento SRO 237(I)/2019 del marzo scorso), che prevede l’apposizione dell’etichetta direttamente sull’involucro della merce, in inglese ed urdu, senza possibilita’ di ricorrere ad etichette adesive.


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