30/06/2019 - Approvazione budget 2019-2020. Accessione alle richieste del FMI

Approvazione budget 2019-2020. Accessione alle richieste del FMI

L'Assemblea Nazionale del Pakistan ha approvato il budget per l'anno fiscale 2019-2020, che prevede l'introduzione di forti misure di austerita' per venire incontro alle richieste del Fondo Monetario Internazionale (FMI), malgrado le proteste delle opposizioni. Si tratta di un decisivo banco di prova, ai fini della messa in atto del bail-out concordato con il FMI, per ottenere l'approvazione dell’Executive Board del Fondo, per il quale appaiono determinanti le decisioni di politica economica che il Pakistan si accinge a compiere.

Le misure previste riprendono quindi le linee guida dell’accordo tecnico di bail out concordato nel maggio 2019, ovvero un piano comprensivo di riforme strutturali comprendente un incremento del gettito fiscale, l'impegno del Governo a garantire l'indipendenza della Banca Centrale e la libera fluttuazione della rupia sul mercato valutario, con la conseguente sua attesa ulteriore svalutazione.

L’aliquota fiscale massima e’ stata innalzata dal 25% al 35%, cosi’ come e’ stata ridotto della meta’ il limite salariale per l’imposizione delle tasse sul reddito. Incrementi impositivi sono stati inoltre proposti su generi quali il cemento, lo zucchero, l’acciaio e diversi generi alimentari. Sono state quindi rimosse le agevolazioni fiscali per le merci da esportare, incluso il tessile, principale voce delle esportazioni pachistane. Per tali merci, e’ stata reintrodotta una imposta sul valore aggiunto del 17%, malgrado la forte opposizione del comparto industriale. Si tratta di una misura assai controversa, in quanto, se e’ vero che il FBR auspica cosi’ di incrementare le proprie entrate abolendo le esenzioni che di fatto permettevano agli esportatori di operare in franchigia, dall’altro la misura rischia di deprimere ulteriormente l’export del Paese, che deve gia’ far fronte a forti disavanzi commerciali. A questo proposito, e’ stata parimenti inserito nel budget un incremento delle tariffe doganali per una serie di prodotti non essenziali, allo scopo di comprimere le importazioni e ridurre il disavanzo commerciale e la conseguente emorragia di valuta pregiata, come gia’ era stato fatto con le misure protezioniste del 2017.  Questa e’ stata peraltro la ragione delle forti tensioni tra l’FBR ed il settore imprenditoriale, nonche’ gli apparati statali ad esso vicini, una disputa ove alla fine ha prevalso l’FBR alla luce del fatto che tali tariffe indirette costituiscono una delle poche entrate sicure, in un Paese con una elevatissima evasione fiscale. 

 


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