14/08/2018 - Regione Sardegna approva collaborazione su gestione risorse forestali e idriche in Uganda

Regione Sardegna approva collaborazione su gestione risorse forestali e idriche in Uganda

UGANDA – La Giunta regionale della Sardegna ha approvato lo schema dell’intesa di collaborazione con la sub-regione ugandese del Madi West relativo alla gestione e alla protezione delle risorse forestali e idriche.

A segnalarlo è stata la stessa Regione Sardegna, specificando che all’intesa a cui già partecipano l’Unità di progetto per l’accoglienza dei migranti, l’Agenzia Forestas e l’Enas potranno aggiungersi anche altre strutture regionali che si riterrà necessario coinvolgere per sviluppare la collaborazione.

“La Regione Sardegna – ha detto l’assessore degli Affari generali della Regione Sardegna, Filippo Spanu – da anni progetta e attua interventi di cooperazione internazionale d’intesa con altri Stati esterni all’Unione Europea, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo economico, sociale e culturale dei territori coinvolti secondo i principi del rispetto e della valorizzazione delle reciproche identità, dei rapporti di partenariato, del co-sviluppo e della reciproca crescita dei territori”.

In base a quel che viene reso noto, la Regione Sardegna ha avviato da maggio dello scorso anno un percorso di collaborazione con l’Uganda sui temi della gestione idrica e della lotta alla siccità e, più in generale, sui settori agricolo e ambientale.

“Abbiamo coinvolto le due Università sarde per incoraggiare la mobilità di studenti, ricercatori e docenti sardi e ugandesi – ha aggiunto l’assessore Spanu – I rapporti sono stati ulteriormente rafforzati con la visita in Sardegna, nel gennaio 2018, di una delegazione istituzionale e in quell’occasione  era stato deciso di sottoscrivere un Memorandum d’Intesa quale cornice istituzionale per lo scambio di buone pratiche e know-how nella gestione delle risorse forestali e idriche, oltre che nella formazione tecnico-scientifica per le attività di rimboschimento”.

Nella sub-regione di Madi West Nile si rileva un crescente e preoccupante costo ambientale determinato in gran parte dalla ormai duratura presenza delle popolazioni profughe: terreni fertili e altamente produttivi nelle aree di insediamento dei rifugiati sono oggi diventati degradati e meno produttivi; le cattive pratiche agricole, come il sovra-sfruttamento degli insediamenti e la coltivazione eccessiva dei piccoli appezzamenti assegnati alle singole famiglie di rifugiati, contribuiscono all’erosione e all’abbattimento dei corpi idrici, alterando così gli ecosistemi e la composizione delle specie; negli insediamenti dei rifugiati si è registrato un calo della quantità di acque superficiali e sotterranee a causa dell’erosione del suolo e della sedimentazione; inondazioni e inquinamento hanno talvolta compromesso la qualità dell’acqua.

L’intesa è finalizzata in particolare a offrire supporto per mitigare gli effetti ambientali di degradazione e desertificazione anche con interventi di rimboschimento, avendo contemporaneamente attenzione per la conservazione del suolo, del paesaggio e della biodiversità. [MV] 


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