Barriere tariffarie e non tariffarie (TANZANIA)

Market Access Database della Commissione Europea

Barriere tariffarie

La Tanzania è parte, con Burundi, Kenya, Ruanda ed Uganda, della East African Community (EAC), istituita il 30 novembre 1999. Il trattato istitutivo prevedeva la costituzione di un'unione doganale, che è stata effettivamente creata il 2 marzo 2004 ed è diventata operativa a partire dal 1 gennaio 2005 (dal 1° luglio 2007 anche con Ruanda e Burundi). L’unione doganale ha creato un mercato potenziale integrato di quasi 100 milioni di persone, con un PIL di circa 30 miliardi di dollari.

Come membro dell’unione doganale, la Tanzania applica la tariffa esterna comune al valore CIF (cost, insurance, freight) della merce importata. La struttura dei dazi prevede tre aliquote (0% per le materie prime e alcuni fattori produttivi per l’agricoltura e l’industria, 10% per i prodotti semi-lavorati e le parti industriali, 25% sui beni finali di consumo). Oltre al dazio, si applica l’imposta sul valore aggiunto, pari al 20%. Esenzioni fiscali vengono garantite per l’importazione di beni e servizi associati a progetti finanziati da donatori, organizzazioni non governative o religiose, progetti che ricadono nell’ambito di un accordo di incentivo all’investimento, ecc. Sui prodotti tessili, alimentari ed elettronici importati a Zanzibar si applica una tassazione inferiore rispetto alla terraferma. E’ però in atto uno sforzo di uniformazione delle tariffe, sebbene osteggiato dal governo di Zanzibar.

Permane il dilemma della Tanzania relativamente alla scelta di continuare a far parte della comunità di integrazione regionale SADC (Southern African Development Community) o di optare per associarsi nuovamente al Mercato Comune dell’Africa Occidentale e Meridionale (COMESA), dal quale era uscita nel 2001, e come debba integrarsi alle due opzioni la partecipazione attuale all’unione doganale EAC. La Tanzania beneficia del trattamento commerciale preferenziale previsto dall’AGOA (Africa Growth and Opportunity Act) per le esportazioni sul mercato statunitense e dall’iniziativa Everything But Arms (EBA) dell’Unione Europea.

Nel luglio 2016 ha Tanzania ha deciso di non firmare, almeno per il momento, l'accordo di liberalizzazione degli scambi tra EAC e Unione Europa, denominato Economic Partnership Agreement. Il paese resterà quindi soggetto alle regole tariffarie europee previste per i paesi a basso reddito, che prevede l'accesso quasi integrale al mercato europeo nell'ambito dell'iniziativa "Evertyhing but arms".

Barriere non tariffarie

In passato, la Tanzania utilizzava intensamente barriere non tariffarie per proteggere l’industria locale e il suo mercato interno. La Tanzania è tra i paesi fondatori del WTO e anche per questo negli ultimi anni è stato attuato un processo di riforma e di liberalizzazione commerciale che ha portato all’eliminazione della maggior parte delle barriere di natura non tariffaria.

Notevoli progressi sono stati compiuti dal paese per quanto concerne la graduale abolizione dei regimi di proibizione, di quota e di licenza e la sostanziale riduzione delle formalità burocratiche, dei controlli amministrativi, insieme alla semplificazione e facilitazione delle relative procedure. Le licenze di importazione e di esportazione sono state abolite ad eccezione di quelle sui prodotti sensibili per la salute e la sicurezza pubblica. Non esistono particolari requisiti di standard che non quelli largamente in uso per specifiche categorie di prodotti.       

Il Tanzania Bureau of Standards èl’organo nazionale preposto alla standardizzazione, riconosciuto dalla ISO (International Standards Organization). Esso di solito adotta standard internazionali e rilascia certificati di qualità soprattutto per i prodotti manufatti. La maggior parte degli standard in Tanzania è su base volontaria. La Tanzania segue gli standard ISO per quanto concerne l’etichettatura dei prodotti importati e non impone requisiti particolari in materia. 

Il Ministero dell’agricoltura rilascia le licenze di importazione per tutti i prodotti agricoli e animali importati. Tutti i prodotti importati del valore superiore a US$ 5.000, con alcune eccezioni, devono essere soggetti ad una ispezione pre-imbarco. Nonostante la virtuale assenza di barriere non tariffarie, l’agenzia doganale e le autorità portuali

 

Ultimo aggiornamento: 27/07/2016^Top^
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