Aspetti Normativi (CINA)

ASPETTI NORMATIVI E LEGISLATIVI

 

Regolamentazione degli scambi[1]

Sdoganamento e documenti di importazione:

Le merci che entrano in Cina sono soggette al pagamento sia di un dazio doganale sia della VAT (Value Added Tax, corrispettivo dell’IVA), inoltre per alcuni beni è previsto il pagamento della Consumption Tax (tassa sul consumo di beni considerati “non essenziali”o “di lusso”, come alcol, cosmetici, gioielli, pneumatici, motociclette e motoveicoli, petrolio, yachts, prodotti da golf, olio per motore, orologi di lusso, bacchette di legno usa e getta e tabacco. Questa tassa e calcolata sul prezzo di vendita dei prodotti, sul volume di vendita o sulla combinazione dei due. L’aliquota proporzionale varia dal 1% al 56% del ricavo di vendita dei prodotti. Le esportazioni sono esenti da questa tassa).

Inoltre, l’applicazione del GATT (GeneralAgreement on Tariffs and Trade) ha comportato la concessione della clausola della nazione più favorita (MFN) a tutti i Paesi membri della WTO.

L’autorità doganale cinese valuta e riscuote i dazi. Il dazio è calcolato sull’importo CIF delle merci importate (con le opportune rettifiche previste dalle norme di calcolo). Se l’importo non appare adeguato o il valore della transazione non può essere determinato, le dogane hanno la facoltà di richiedere il pagamento di un dazio calcolato in via “presuntiva”, ossia supposto sulla base di parametri interni. I dazi doganali riscossi sulle importazioni dovranno essere pagati entro 15 giorni dalla data di emissione del “duty memorandum” (resoconto emesso dall’autorità doganale, a seguito della determinazione del valore soggetto a dazio di un prodotto importato).

Dal 2003 la Cina ha istituito il sistema di Certificazione CCC (China Compulsory Certification): un marchio obbligatorio relativo alla sicurezza e alla qualità dei prodotti venduti sul mercato cinese, assimilabile al marchio CE in ambito comunitario. La mancanza di certificazione ha come conseguenza, tra l’altro, il sequestro delle merci in dogana. La lista dei prodotti che devono ottenere la certificazione CCC, le categorie rilevanti e le specifiche tecniche sono contenute nel Catalogue of the Products under Compulsive Certification of the State pubblicato e costantemente aggiornato sul sito del China Quality Certification Centre.

Con una misura doganale - applicativa della decisione del Consiglio di Stato della RPC dello scorso 28 aprile 2015 - il governo cinese ha ridotto in maniera significativa i dazi all'importazione in Cina di alcuni beni di consumo, con decorrenza dal 1 °giugno 2015. La RPC ha diminuito le tariffe daziarie su taluni articoli di abbigliamento, calzature, cosmetici solari, pannolini e altri beni, allo scopo di incoraggiare i consumi e favorire la crescita economica del Paese. Questo abbattimento daziario dovrebbe avere l’effetto di rilanciare i consumi cinesi e di spingere l’import di prodotti esteri; per le caratteristiche merceologiche dei beni soggetti alla misura si ritiene che i prodotti del Made In Italy saranno particolarmente favoriti. La riduzione dei dazi all’import si applica anche alle Zone Economiche Speciali[2], alle Zone di Sviluppo Economico e tecnico, ai Parchi per i Progetti di Sviluppo ad Alta Tecnologia e alle Città Costiere Aperte, già destinatarie in passato di particolari agevolazioni.

Dall’ 8 Aprile 2016, gli acquirenti di tutte le merci importate acquistati online devono il 17% di IVA e un'imposta di consumo, se applicabile, secondo un criterio pubblicato il 24 Marzo 2016 dal Ministero delle finanze, amministrazione generale delle dogane e l'amministrazione di tassazione dello stato.

In passato, gli acquirenti avrebbero pagato solo una "postal articles tax" con tariffe dal 10 al 50%.

Le nuove regole prevedono facilitazioni di carattere fiscale per gli articoli di cui il valore non supera 2.000 yuan e merci spedite ad una sola persona fino a 20.000 per anno. Pacchetti il cui valore superi 2.000 yuan e merci spedite ad una sola persona oltre 20.000 yuan ogni anno saranno tassati più pesantemente come elementi di commercio in generale.[3]

Classificazione doganale delle merci: in base al Paese di provenienza, le merci in entrata in Cina vengono suddivise in cinque categorie, ognuna assoggettata al suo relativo piano tariffario. Le cinque classificazioni di prodotti sono le seguenti: merci che beneficiano della clausola della “nazione più favorita”[4], merci soggette ad un trattamento preferenziale, merci soggette a trattamenti di speciale favore (SPR - Special Preferential Rates), merci soggette a dazi per specifici periodi di tempo ed infine merci diverse dalle categorie precedenti che non beneficiano di alcun trattamento agevolato. Inoltre, per quanto riguarda il deposito doganale, il sistema cinese ne accoglie la richiesta solo in seguito ad accordi particolari con le dogane del posto e prevede l’importazione di particolari categorie di merci attraverso la modalità di “esportazione temporanea” per un periodo di sei mesi.

Restrizioni alle importazioni: nonostante l’ingresso nella WTO, permangono barriere tariffarie al commercio. Tra queste, la China Compulsory Certification-CCC (vedi sopra) per 214 categorie merceologiche[5]. Vi sono comunque prodotti esentati dall’onere di presentare la certificazione in questione, tra essi si annoverano quelli utilizzati per scopo espositivo e quelli importati da diplomatici per uso personale e non per la loro commercializzazione, o ancora prodotti impiegati per la ricerca e sviluppo e per la riparazione di prodotti ormai fuori produzione. Il settore che riscontra maggiori difficoltà è quello agroalimentare; restrizioni sanitarie soprattutto per carni e latticini, divieti assoluti, procedure amministrative onerose ed incerte, certificazioni complesse, sistema di autorizzazioni frammentario e stratificato, ecc. sono tutti elementi che limitano l’importazione e la distribuzione dei prodotti agroalimentari esteri incidendo significativamente sui costi. Nonostante tutto, nel 2015, l’Italia ha esportato mln/€ 2,13 di carni e frattaglie commestibili, registrando una crescita di 75%. Il settore del latte e derivati del latte, uova di volatili, miele naturale e prodotti commestibili di origine animale ha esportato in Cina per una valore totale di mln/€ 27,76, registrando una crescita del 90%.

Importazioni temporanee: secondo la normativa della dogana (Customs Law of the People’s Republic of China, art.31) le merci temporaneamente importate devono essere esportate entro 6 mesi. Si segnala che, l’art. 42 delle Regulations of the People’s Republic of China on Import and Export Duties  prevede la possibilità di esentare temporaneamente dal pagamento dei dazi le seguenti categorie di merci: materiale da esposizione, attrezzature per spettacoli, manifestazioni culturali e sportive, attrezzature cinematografiche e per programmi televisivi, strumenti di ricerca scientifica, pedagogica o per attività medica, campioni, strumenti per installazioni e particolari equipaggiamenti, container e altri beni importati per scopi non commerciali. Il periodo di tempo previsto per la sospensione non deve superare i sei mesi, nonostante sia possibile prorogarlo a discrezione della Dogana. Al fine di evitare frodi, al momento dell’importazione viene comunque richiesto il deposito di una cauzione (uguale al valore dei dazi e dell’IVA), per il periodo che intercorre fra l’importazione e la riesportazione.

Contemplato anche il Carnet ATA (Temporary Admission), documento doganale internazionalmente riconosciuto e accettato, che permette l'importazione temporanea tax free e l'esportazione delle merci fino ad un anno sviluppate dall'organizzazione mondiale delle dogane (OMD). Il carnet ATA copre tre tipi principali di merci oggetto di scambi internazionali: commercial samples, attrezzature professionali e beni per la presentazione o l'uso alle fiere e mostre. L’ ICC WCF World ATA Carnet Council (WATAC) è l'organo che gestisce la International ATA Carnet Guarantee Chain.

 

Attività di investimento ed insediamenti produttivi nel Paese[6]

Normativa per gli investimenti stranieri: le Regulations on Guiding the Direction of Foreign Investment del 1.02.2002 e il loro regolamento attuativo, il Catalogue for the Guidance of Foreign Investment Industries, costantemente aggiornato, sono i testi normativi da consultare per comprendere se un progetto d’investimento sia consentito dall’ordinamento cinese ed eventualmente anche incoraggiato. Sulla base delle Regulations on Guiding the Direction of Foreign Investment, gli investimenti stranieri vengono distinti in 4 categorie: incoraggiati (nel settore hi-tech, investimenti con tecnologie che comportano risparmio energetico e che prestano attenzione al problema dell’impatto ambientale, investimenti nelle regioni interne centrali e nell’ovest del Paese ed infine investimenti per le società che esportano il 100% della produzione), permessi (in tutti quei settori non rientranti nelle altre tre categorie), ristretti (tassativamente elencati all’interno del Catalogo) e vietati (circoscritti a pochi settori come ad esempio quello degli armamenti o del gioco d’azzardo).

La nuova versione del Catalogo riduce significativamente il numero di settori ristretti agli investitori stranieri. L’aggiornamento del 2015 supporta, tra altre cose, gli investimenti nelle nuove tecnologie, il design industriale e le strutture di supporto agli anziani.

Gli organi competenti in questa materia sono il Ministero del Commercio (MOFCOM) e le sue ramificazione locali, il cui compito principale è verificare la conformità del progetto d’investimento alla legge, alle politiche industriali e ai piani economici a medio e a lungo termine. Le Measures for the Administration on Foreign Investment in Commercial Field, entrate in vigore il 1.06.2004, offrono la possibilità per i piccoli e i medi operatori di accedere al mercato cinese della distribuzione, fino a quel momento precluso dalla legislazione del 1999. La nuova normativa prevede la possibilità di costituire delle società al 100% a capitale straniero e soprattutto ridefinire i requisiti di capitalizzazione delle società commerciali, rimuovendo così uno degli ostacoli principali che avevano finora bloccato l’accesso dei piccoli e medi investitori esteri al mercato interno della vendita.

Tra le forme di investimento si annoverano: la Joint Venture, sia nella forma di Equity Joint Venture (EJV), che in quella di Contractual Joint Venture (CJV) e la Wholly Foreign-Owned Enterprise (WFOE) . La disciplina normativa di riferimento per la costituzione di uffici di rappresentanza è la Detailed Rules on the Approval and Control of Resident Representative Offices of Foreign Enterprises (1995), attualmente emendata ed integrata da successive disposizione normative. Gli Uffici di Rappresentanza non sono una forma di investimento estero diretto, ma uno strumento utile nella fase iniziale di insediamento e in quella successiva per poter gestire e coordinare la propria presenza in Cina, ed inoltre permettono di richiedere investimenti non elevati. Per contro, sono dotati di una operatività limitata, poiché non possono svolgere attività commerciali dirette (vendita e produzione), ma solo attività di promozione e studio di mercato per conto della società madre. Pertanto, gli Uffici di Rappresentanza sono dei meri centri di costo, non di profitto ma, ciononostante sottoposti a prelievo fiscale da parte delle autorità cinesi.

 

Legislazione societaria[7]:

Il diritto societario cinese è regolato New Company Law del 27.10.2005, in vigore dal 1.01.2006. Tra le forme societarie si riscontrano notevoli differenze nel modo in cui vengono disciplinate le società di capitali investite da soli cinesi, quelle a capitale interamente straniero e quelle in forma mista (JV). Mentre le prime due forme societarie hanno una disciplina molto simile a quelle adottate nei paesi dell’Europa continentale la disciplina delle JV merita di essere approfondita. La Joint Venture (JV) prevede un accordo di collaborazione con cui due o più imprese, pur mantenendo la propria indipendenza giuridica, collaborano per la realizzazione di un progetto di natura industriale o commerciale, che si caratterizza per l'utilizzo sinergico delle risorse portate dalle singole imprese partecipanti oltre ad un’equa suddivisione dei rischi legati all’investimento. Si differenziano in: Equity Joint Venture (EJV) e Contractual Joint Venture (CJV). La Equity Joint Venture è una società a capitale misto, costituita almeno da un soggetto straniero (individuo o persona giuridica) e da una persona giuridica cinese (sussiste il divieto per le persone fisiche cinesi di partecipare a joint ventures sino-estere). La EJV comporta la costituzione di un soggetto terzo, che si pone come autonomo centro di imputazione di diritti e di obblighi Il partner straniero dovrà detenere una quota pari o superiore al 25% del capitale sociale. La procedura di costituzione di una EJV avviene sulla base di un contratto di Joint Venture concluso tra una o più parti cinesi e una o più parti straniere. Oltre al contratto dovrà essere redatto uno statuto che conterrà previsioni in merito all’oggetto sociale, alla governance, alla gestione finanziaria, al diritto di prelazione sul trasferimento delle quote, all’ammontare del capitale sociale, all’investimento totale e alla ripartizione degli utili. Il contratto di Joint Venture e lo statuto, così come i rispettivi accordi modificativi, sono soggetti inderogabilmente al diritto cinese e devono ottenere l’approvazione da parte del MOFCOM o dei suoi uffici periferici.

Le Contractual Joint Venture (CJV) possono essere di 2 tipologie: una “pura", rappresentata da un semplice rapporto contrattuale tra i partner simile ad un accordo di partnership temporanea, ed una “ibrida” a metà tra una CJV pura ed una EJV che, al contrario, prevede la nascita di una persona giuridica nuova ed autonoma rispetto alle parti. Tuttavia, a differenza di quanto avviene nel caso di una EJV in cui la creazione di una newco è un passaggio imprescindibile, nel caso della CJV le parti potranno limitarsi a creare una semplice “partnership” priva dello status di persona giuridica autonoma. In questo caso, tuttavia, le parti non potranno beneficiare della limitazione della responsabilità applicabile nel caso di costituzione di una società di capitali e saranno ritenute illimitatamente responsabili nei confronti dei creditori della CJV per le obbligazioni assunte da quest’ultima. La procedura di costituzione di una CJV è molto simile a quella già vista per la EJV e sarà quindi necessario stipulare un contratto tra la parte cinese e quella straniera e ottenere l’approvazione del MOFCOM (o dalle sue sedi periferiche).

Le Wholly Foreign-Owned Enterprises (WFOE) costituite nella forma di società a responsabilità limitata, interamente possedute e gestite da investitori stranieri, sono diventate la forma preferenziale di investimento. La differenza principale con le EJC riguarda il sistema di corporate governance (insieme di regole di ogni livello dalle leggi ai regolamenti che disciplinano la gestione e la direzione di una società). Per le JV è invece previsto un sistema rigido di governance, inderogabile da parte dei soci dove, ad esempio, decisioni importanti quali modifiche allo Statuto, aumenti di capitale, scioglimento, fusione e scissione della società, devono essere prese all’unanimità da parte dei soci. Al fine di costituire una WFOE l’investitore dovrà presentare una domanda contenente informazioni dettagliate riguardanti l’investitore, il capitale, il settore di attività, l’impatto ambientale e altri aspetti rilevanti. È inoltre richiesta la predisposizione di ulteriori documenti, tra cui non potrà mancare uno studio di fattibilità, lo statuto e l’organigramma sociale. Tutta la documentazione deve essere presentata in lingua cinese. Alcuni documenti possono essere predisposti in lingua inglese ma in questo caso si dovrà allegare la traduzione in lingua cinese. Il MOFCOM (o il relativo ufficio periferico competente) si esprimerà sulla costituzione della WFOE entro 90 giorni dalla ricezione di tutta la documentazione richiesta. Nei 30 giorni successivi all’approvazione del MOFCOM, l’impresa presenterà domanda al SAIC per la Business Licence, la cui data di emissione costituirà anche la data di costituzione della WFOE. La neo-costituita WFOE ha poi 30 giorni di tempo per completare le ulteriori attività successive come l’apertura del conto corrente, la predisposizione dei timbri e delle fatture, la registrazione presso le autorità fiscali. Considerando le caratteristiche descritte delle WFOE è agevole osservare come queste presentino degli indubbi vantaggi rispetto alle Joint Ventures. Per prima cosa, detenere il 100% del capitale e fare a meno del partner cinese comportano un controllo maggiore e più efficace sulla gestione della società; in secondo luogo, si incontrano meno difficoltà sul versante del know-how, che resta nelle mani dell’investitore straniero. Inoltre, redigere lo statuto e convenire i termini dell’investimento con un altro soggetto estero e in un contesto giuridico diverso da quello cinese, è molto più semplice, in termini di lingua, cultura e di tecnica giuridica ed economica. Ciò si traduce in una maggior celerità di tutto l’iter costitutivo e in un maggior controllo societario. Si può pertanto dire che tutta la disciplina delle WFOEs appare nel complesso più flessibile: anche abbandonare il progetto e sciogliere la società risulterà relativamente più facile.

Meritano un approfondimento anche la disciplina sullo scioglimento e sulla liquidazione della società. È fondamentale tenere presente un dato di partenza rilevante: costituire una società in Cina risulta effettivamente molto semplice per l’investitore straniero, ma per contro, risulta spesso impossibile uscirne. Se consideriamo la disciplina delle JV, il fatto che lo scioglimento della società sia sottoposto al consenso incrociato del socio cinese e dell’autorità, crea spesso le condizioni per cui l’investitore straniero venga costretto, pur di poter recuperare parte del proprio investimento, a rinunciare a parte del proprio capitale investito o, addirittura, a dover cedere la propria tecnologia al partner cinese.

 

Marchi, brevetti e proprietà intellettuale[8]

Marchi: l’Ufficio Marchi (Trademark Office) dell’Amministrazione Statale per l’Industria e il Commercio del Consiglio di Stato (State Administration for Industry and Commerce - SAIC) è l’organo incaricato di registrare ed amministrare i marchi in tutto il Paese. I diritti della proprietà intellettuale garantiti dalle leggi della PRC non sono estesi alle regioni ad amministrazione speciale di Hong Kong e Macao. Prima di compiere qualsiasi operazione commerciale in Cina è consigliato provvedere alla registrazione del proprio marchio presso l’Ufficio Marchi cinese competente (principio del “first to file”, per il quale non rileva chi abbia inventato per primo bensì chi sia stato più sollecito a presentare la domanda di registrazione). La registrazione diretta in loco o l’estensione della registrazione internazionale costituiscono gli unici strumenti di tutela necessari per evitare che le aziende locali si approprino di un determinato marchio.

Il marchio deve possedere caratteri distintivi e non deve entrare in contrasto con i diritti acquisiti da terzi precedentemente. Se il marchio è già stato oggetto di registrazione internazionale, attraverso i sistemi previsti dal diritto internazionale, tale registrazione avrà efficacia in Cina solo se essa è stata inclusa tra gli Stati ai quali la registrazione può essere estesa su richiesta del richiedente.

La registrazione internazionale potrà essere recepita dall’Ufficio Marchi e Brevetti cinese solo se il marchio in questione o simile risulta non essere già registrato in Cina; o se il nuovo marchio che si vuole registrare risulta conforme ai requisiti di registrabilità previsti dal diritto cinese. A tal proposito sarà necessario il rilascio di un certificato, comprovante la validità della registrazione internazionale sul territorio cinese. In mancanza di una registrazione internazionale, si procederà direttamente con la registrazione presso l’Ufficio Marchi e Brevetti presente nel territorio della PRC.

Si riportano di seguito le principali novità introdotte con la nuova legge marchi, la Revised Trademark Law, con particolare riferimento a quegli aspetti che più direttamente possono interessare i soggetti e le imprese che intendono depositare i propri marchi e, in generale, il rispetto dei diritti di esclusiva. Dal 1.05.2014 è possibile depositare anche i marchi costituiti da suoni, al pari di quanto previsto a livello europeo. Inoltre, è possibile procedere ad un deposito in via elettronica (e-filing) e multi classe che permette quindi di ottenere una significativa riduzione delle tasse di deposito; in più, la domanda di rinnovo potrà essere presentata nell’anno precedente alla scadenza della registrazione. Le procedure di esame sono state modificate nella parte in cui si prevede non solo un time limit per arrivare alla pubblicazione (al massimo 9 mesi senza possibilità di estensione del termine), ma anche per quanto attiene all’emissione delle azioni ufficiali. L’esaminatore può infatti emettere un rifiuto sulla base di ragioni formali o sostanziali, assegnando al depositante la possibilità di presentare le proprie argomentazioni a supporto o di modificare la domanda.

La procedura di registrazione prevede che siano suscettibili di registrazione le seguenti categorie: marchio in lettere latine, marchio in ideogrammi, logo o segno distintivo. Si è soliti procedere alla registrazione sia del marchio a caratteri alfabetici sia di quello in ideogrammi per evitare che la clientela cinese trovi un proprio soprannome al prodotto ed inoltre perché la presenza di una scritta in caratteri latini ispira una fiducia nel consumatore cinese, aumentando anche l’interesse verso il prodotto, mentre la presenza dell’ideogramma ne facilita l’approccio. La procedura di registrazione richiede circa due anni di tempo nel caso in cui non vi sia né rigetto né opposizione. Se entro sei mesi dalla data in cui si è presentato domanda di registrazione in un Paese straniero, si vuole presentare domanda in Cina per la registrazione dello stesso marchio in relazione agli stessi prodotti, il ricorrente, in relazione all’accordo esistente tra la Cina e il Paese in questione, o sulla base del trattato internazionale nel quale entrambi i Paesi sono parti, o ancora sulla base del principio di reciprocità, avrà un diritto di priorità per il quale la data di presentazione della prima domanda nel Paese straniero verrà considerata come la data di presentazione della domanda in Cina. Una volta registrato, il marchio avrà una durata di dieci anni, decorrenti dalla data di approvazione della registrazione.

Se si effettua un confronto tra il sistema nazionale e quello internazionale si nota che per entrambe la registrazione ha una durata di 10 anni, rinnovabile per altri 10. La richiesta di rinnovo deve essere depositata entro i sei mesi antecedenti alla scadenza. Se il titolare, non deposita una richiesta nei termini, può essere riconosciuta un’estensione di 6 mesi. Se non viene depositata alcuna richiesta di rinnovo prima della scadenza del periodo di estensione, il marchio commerciale verrà cancellato. Le lingue della domanda di deposito sono l’inglese, francese e spagnolo (domanda internazionale), cinese (nazionale), pertanto le imprese straniere dovranno rivolgersi ad un agente locale oppure essere in possesso di ragione sociale ed indirizzo cinesi. Al fine di contrastare il fenomeno molto diffuso del deposito dei marchi in mala fede, la nuova legge stabilisce che costituisca  mala fede anche il deposito di un marchio uguale o simile a quello di un soggetto che il depositante conosce in virtù di precedenti rapporti commerciali. E’ stata quindi ampliata la previsione normativa includendo non solo agenti, rappresentanti, distributori o consulenti del titolare del marchio non ancora protetto in Cina, ma anche tutti coloro che ne abbiano avuto conoscenza per precedenti rapporti contrattuali, di business o commerciali in genere. La mala fede dovrà essere invocata in sede di opposizione, come causa di nullità relativa, poiché l’uso del marchio deve avvenire secondo i principi dell’onestà e della credibilità.

Un altro istituto sul quale è intervenuta la legge è quello dell’opposizione; la vecchia legge non fissava i requisiti in base ai quali fosse possibile depositare un’opposizione e la decisione veniva presa a distanza di più di due anni. Ora solo i titolari di un diritto anteriore o la parte interessata possono presentare opposizione alla concessione sulla base della violazione di un marchio notorio, di un marchio precedente o altri diritti anteriori, della mala fede del depositante (nel senso sopra chiarito) o in violazione di una indicazione geografica. La procedura di opposizione dovrà concludersi entro un periodo di 12 mesi, sempre allo scopo di facilitare le imprese. Qualora l’Ufficio decida l’opposizione a favore della parte opponente, il soggetto che ha depositato il marchio potrà presentare ricorso al TRAB (Trademark Review & Adjudication Board) e iniziare un procedimento in sede giudiziaria, entro cinque anni dalla registrazione del marchio. Al contrario, qualora sia il titolare della domanda a perdere in sede di opposizione, non avrà il diritto di presentare ricorso, ma solo di iniziare una causa per invalidare la registrazione. Inoltre, in caso di rigetto dell’opposizione, l’Ufficio emetterà direttamente il certificato di registrazione del marchio a favore delle procedure di riesame contro la decisione di non concedere il marchio in sede di esame o a seguito di opposizione, di decadenza per mancato uso, di illiceità della registrazione, di nullità per contrarietà ad un marchio notorio o a marchi anteriori dovranno essere concluse entro un massimo di 9 o 12 mesi, termini estendibili rispettivamente di 3 o 6 mesi previa approvazione del SAIC (State Administration for Industry and Commerce).

Brevetti: per la disciplina sui brevetti, regolata dalla legge modificata nell’agosto del 2000, successivamente disciplinata dalla normativa del 27.12.2008, entrata in vigore il 1.10.2009, in Cina l’autorità competente è lo State Intellectual Property Office of PRC (“SIPO”).

 Anche in materia di brevetti vale ciò che è stato detto precedentemente per i marchi. Qualora venga depositata domanda di brevetto presso le autorità di un qualsiasi altro Stato membro della Convenzione di Parigi, di cui la Cina è parte, ed entro 12 mesi (brevetto per modelli di utilità o invenzione) o 6 mesi (brevetto per disegno), venga presentata domanda al SIPO cinese, quest’ultimo riconoscerà come data di deposito quella avanzata presso le autorità dell’altro Stato (Priority Date). Pertanto, in Cina vige il principio del “first to file”, secondo il quale chi per primo registra un marchio ne è il legittimo proprietario. Assegnando una Priority Date al momento della domanda, nessuno potrà validamente registrare un marchio identico o simile.

La procedura di registrazione avviene attraverso il deposito presso l’Ufficio Brevetti dei seguenti documenti: per le invenzioni e i modelli di utilità: domanda di brevetto con indicazione del nome dell’invenzione/modello di utilità, dati relativi al richiedente, indicazione della Priority Date (nel caso in cui il Richiedente e il soggetto che hanno effettuato il deposito della domanda di brevetto in uno Stato differente siano diversi bisognerà fornire documentazione che provi l’identità dei due soggetti oppure l’esistenza di un accordo di licenza/trasferimento di brevetto); una descrizione tecnica che spieghi in modo chiaro ed esauriente l’invenzione o il modello di utilità cosí da venir riconosciuto da parte di un tecnico nel settore di riferimento; la richiesta di copertura recante le caratteristiche tecniche dell’invenzione o del modello, ed indicante, in modo chiaro la copertura per la quale si richiede la protezione; un abstract della descrizione tecnica che definisca i punti tecnici principali dell’invenzione o del modello, unitamente ai disegni e alla delega che autorizzi l’agente a gestire le procedure di registrazione; per i modelli ornamentali si presenteranno domanda, disegni e fotografie, ed inoltre si dovranno indicare il prodotto che incorpora il modello o la classe a cui esso appartiene.

Tutta la documentazione dovrà essere presentata in cinese e a seguito del deposito, il SIPO effettuerà una verifica sulla completezza della documentazione e la sua conformità ai requisiti richiesti dalla legge. 

Trascorsi 18 mesi dalla data di deposito della domanda (6 mesi per i modelli di utilità e design) avviene la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dei Brevetti. E’ possibile procedere, inoltre, ad una pubblicazione anticipata, ma, su richiesta del ricorrente che può avvenire in qualsiasi momento, entro tre anni dalla data della domanda, il SIPO può procedere ad un esame sostanziale della stessa (a pena di decadenza nel caso in cui non si proceda alla richiesta di riesame nei termini stabiliti). Dopo l’esame sostanziale, se non vi sono motivi per il rigetto di una domanda di brevetto per invenzione, SIPO deve concedere il brevetto, rilasciare un certificato per l’invenzione e registrare ed annunciare la concessione di tale brevetto. Questo brevetto per invenzioni entra in vigore dalla data dell’annuncio.

Per quanto riguarda la domanda di brevetto per modello d’utilità o disegno, dopo l’esame preliminare, se si è constatato che non vi sono motivi di rigetto, il SIPO emetterà una decisione relativa alla concessione del brevetto, rilasciando il certificato ed effettuando la registrazione e l’annuncio relativo al rilascio del brevetto in questione.

Qualora il richiedente non sia soddisfatto della decisione del SIPO relativa al rifiuto di una domanda, il ricorrente può, entro tre mesi dalla data di ricevimento della notifica, ricorrere alla commissione interna di riesame del brevetto ed avviare una procedura di revisione. Dopo il riesame, la commissione dovrà provvedere a prendere una decisione e a comunicarla al richiedente. Se, anche in questo caso, il richiedente non dovesse concordare con la decisione presa dal comitato di revisione, il richiedente potrà, entro tre mesi dalla data di ricevimento della notifica, agire in giudizio presso il tribunale del popolo.

La procedura per il rilascio del brevetto ha durata di 3 o 4 anni nel caso delle invenzioni, mentre per i modelli di utilità od ornamentali la durata è di circa 10/18 mesi. La protezione concessa al titolare di un brevetto è piuttosto ampia, viene infatti riconosciuta come violazione anche l’importazione o la vendita non autorizzata di merci prodotte senza l’autorizzazione del titolare. Il periodo di durata del brevetto è di 20 anni per le invenzioni e 10 anni, decorrenti dal giorno del deposito della domanda per i brevetti relativi ai modelli di utilità ed ornamentali. Il titolare del brevetto è tenuto a versare un ammontare fisso a cadenza annuale, in caso di ritardo nel pagamento della tassa in questione si sarà sottoposti al pagamento di una tassa pecuniaria.

Anche per i brevetti può essere richiesta la registrazione presso le autorità doganali e le vie di ricorso per la protezione sono le stesse previste per i marchi. 

Denominazione di origine protetta: protette dalla legge dei marchi e possono essere registrati come marchi di certificazione e marchi collettivi. Fino ad ora, ci sono stati oltre 100 marchi di certificazione con indicazioni geografiche registrate in Cina, tra cui il Grana Padano e il Prosciutto di Parma. La General Administration of Quality, supervision, Inspection and Quarantine (AQSIQ) è l’autorità in carica per l’amministrazione delle indicazioni geografiche[9]

 

Sistema fiscale[10]

Anno Fiscale: 1 gennaio – 31 dicembre

Tassazione sulle attività di impresa: con l’entrata in vigore a partire da gennaio 2008 della Enterprise Income Tax Law (EITL), il sistema di trattamento fiscale per le imprese locali (Joint Venture) e a capitale straniero (Wholly Foreign Owned Entreprises) è stato uniformato, allargando la base imponibile che ha permesso altresì di ridurre le singole aliquote. Secondo tale normativa come ormai noto le tipologie previste sono le imprese residenti, costituite in Cina o le cui attività di gestione si svolgono in Cina, le imprese non residenti, costituite e amministrate fuori dal paese ma che producono reddito all’interno della RPC. Le prime rientrano in una tassazione standard (Income Tax) del 25% sul reddito complessivo prodotto. Le seconde sono tenute a versare un’aliquota del 20% (10% per i paesi come l’Italia che ricadono all’interno di particolari accordi, addirittura 5% per il regime fiscale agevolato di Hong Kong) in aggiunta alla VAT, calcolata sul reddito prodotto da un attività che abbia richiesto una presenza in territorio cinese superiore ai sei mesi; in caso di permanenza minore, la suddetta aliquota non viene applicata, mantenendo solamente l’obbligo della Vat (6%). Per le imprese realizzate in un periodo antecedente alla pubblicazione della nuova legge (EITL), è previsto un periodo di 5 anni durante il quale l’aliquota salirà gradualmente (con un incremento annuo del 2%) fino al 25%, quota prevista dalla legge. Sgravi fiscali sono poi previsti per particolari tipologie di imprese, come per esempio quelle operanti in settori di ricerca e sviluppo, protezione ambientale e risparmio energetico. Aliquote ridotte vengono applicate anche per imprese operanti nel settore dell’alta tecnologia e per le piccole imprese o quelle poco redditizie (reddito imponibile inferiore a CNY 300.000 o numero di lavoratori inferiore a 100 o totale attivo inferiore a CNY 10 milioni) rispettivamente di 15% e 20%, particolari regimi fiscali agevolati vengono favoriti per le aree destinate ad attrarre investimenti esteri.

 

Imposta sul reddito delle persone fisiche:

 

Reddito Mensile Imponibile (CNY)

Aliquota

Fino a 1.500

3%

1.501 – 4.500

10%

4.501 – 9.000

20%

9.001 – 35.000

25%

35.001 – 55.000

30%

55.001 – 80.000

35%

Oltre 80.000

45%

 

Le persone fisiche residenti in Cina e i cittadini stranieri che risiedano nel Paese per più di 183 giorni (90 per coloro che provengono da Paesi che non hanno siglato accordi per evitare la doppia imposizione) sono soggetti al pagamento dell’imposta sul reddito individuale. Nel caso di cittadini stranieri tuttavia, tale aliquota viene applicata ai soli redditi prodotti in Cina, quando invece il reddito del cittadino cinese è totalmente sottoposto all’applicazione dell’imposta individuale. Quest’ultima deve essere versata con cadenza mensile o sotto forma di pagamento diretto da parte del contribuente o come ritenuta d’imposta da parte del datore di lavoro. L'imposta sul reddito individuale è riscossa sulle categorie di reddito delle persone fisiche qui elencate: proventi da salari, stipendi, reddito dei singoli operatori industriali e commerciali di produzione o lavoro; proventi da compensi agli autori; proventi derivanti dalle royalties; proventi da interessi, dividendi e bonus; ricavi derivanti dalla locazione di immobili; proventi da cessione di immobili.

Imposta sul valore aggiunto: l’imposta sul valore aggiunto (VAT) è stata introdotta in Cina a partire dal 1994 ed è stata oggetto negli anni di numerosi emendamenti tra cui la riforma datata 2008. La VAT è applicabile nei confronti di quei soggetti, siano essi persone fisiche o giuridiche, che svolgono attività di produzione, vendita e importazione di beni o che erogano servizi di manutenzione, fabbricazione o riparazione. I contribuenti vengono classificati in due categorie a seconda della loro capacità contributiva: contribuenti ordinari e piccoli contribuenti. I primi possono essere soggetti a diverse aliquote in base all’attività condotta: se infatti la VAT ordinaria è del 17% per i beni venduti e importati, esiste altresì un’aliquota del 13% applicabile ad alcune particolari categorie di prodotti quali forniture domestiche, alcune tipologie di cibi, libri ecc, finanche un’aliquota dello 0% per i prodotti esportati e per casi tassativamente previsti dallo Stato (per le esportazioni si parla di aliquota dello 0%, in realtà la VAT viene versata e successivamente rimborsata). I secondi rientrano in uno speciale computo della VAT che si è attestato al 3% in seguito alla riforma del 2008. Esistono poi beni esenti dall’applicazione della VAT, quali i libri antichi, i medicamenti e prodotti contraccettivi, i prodotti importati da governi e organizzazioni internazionali a scopo umanitario, gli articoli direttamente importati da organizzazioni per disabili per l’utilizzo speciale da parte di questi soggetti, i prodotti agricoli coltivati e commercializzati dal produttore, la vendita diretta di beni usati, servizi di ricerca e sviluppo o di design destinati a imprese straniere, trasporti internazionali. Il versamento deve essere generalmente effettuato entro un mese, tuttavia sono previste tempistiche più ristrette (1, 3, 5, 10, 15 giorni) a seconda dell’ammontare del valore dell’imposta da corrispondere e del tipo di attività (per esempio 15 giorni per le importazioni). Il gettito viene amministrato e redistribuito tra amministrazioni locali e governo centrale (rispettivamente 25% e 75%) dalla State Administration of Taxation, la quale definisce altresì la documentazione necessaria per gli adempimenti fiscali. Nonostante la VAT si configuri essenzialmente come un’imposta sul valore finale della produzione, essa ha sempre presentato problematiche di applicazione all’interno dei processi produttivi o distributivi, causando spesso l’applicazione di aliquote anomale o sovrapposte. Per le attività economiche escluse dalla VAT è prevista inoltre un’altra tassa detta Business Tax, diretta al trasferimento di proprietà immobili, diritti sull'uso di terreni e altri servizi (costruzioni, finanziari, hotel e catering, entertainment ecc.). Tutti i servizi sono soggetti alla Business Tax indipendentemente dal fatto che il fornitore del servizio sia localizzato in Cina o meno (dal 1 gennaio 2009). Le aliquote previste da tale imposta variano dal 3% al 20%: il 3% per servizi di edilizia, trasporto, telecomunicazioni, servizi postali, attività culturali e sportive; il 5% per i servizi di assicurazione, finanza (interessi), trasferimento di proprietà immobiliari, diritti di utilizzo di terreni e vendita di immobilizzazioni; le aliquote dal 5% al 20% sono destinate ai servizi di intrattenimento, determinate dall'autorità a livello provinciale. Data la complessità del sistema, negli ultimi anni sono stati intrapresi numerosi progetti pilota in diverse aree del paese (a Shanghai nel 2012 per esempio), con l’intento di uniformare le due tipologie di imposta e risolverne le lacune applicative, specialmente con riguardo allo sviluppo di settori innovativi (i cosiddetti “settori incoraggiati”) e di aree destinate all’attrazione di investimenti che godono di regimi fiscali agevolati. Nell’agosto del 2013 è stata emanata la “Circolare 37” con cui i progetti pilota vengono estesi a livello nazionale, sostituita solo cinque mesi più tardi dalla “Circolare 106” del 12 dicembre 2013, che estende la riforma della VAT anche a settori prima inclusi nella Business Tax come servizi postali e ferroviari, oltre che introdurre degli aggiustamenti applicativi nei confronti del settore dei finanziamenti e delle spedizioni. A giugno 2014 la VAT è stata estesa anche al settore delle telecomunicazioni con la "Circolare 43", anche questo precedentemente incluso nella BT. Ciò a testimonianza del periodo di dinamismo legislativo e dell’alto grado di sperimentazione in ambito fiscale di cui la Cina si sta rendendo protagonista, con il dichiarato obiettivo di una semplificazione burocratica a favore in primis di un gettito fiscale più efficiente e trasparente. La strategia del governo centrale è una nuova configurazione fiscale che preveda la conciliazione della VAT e della Business Tax, cioè la conciliazione di una tassa diretta al consumatore finale e di una imposta orientata alle attività economiche (e che di queste riflette l’andamento). Il nuovo modello in via di definizione presenta tuttavia diverse tendenze negative: sebbene l’estensione dei progetti pilota a livello nazionale abbia compreso nuove tipologie industriali (avvantaggiate da un nuovo regime fiscale favorevole), è altresì vero che settori quali telecomunicazioni, real estate e edilizia hanno visto i loro oneri fiscali aumentare fino all’11%. Le problematiche del sistema si riscontrano nell’ambito di applicazione della VAT (la cui aliquota risulta non ancora esaustivamente definita per alcune tipologie di beni) e nella coesistenza di VAT e Business Tax che crea delle discrepanze legislative e contribuisce ad alimentare un sistema fiscale troppo macchinoso. Infine si cita la Consumption Tax, applicata ai soggetti che si occupano di produzione, importazione e lavorazione di particolari tipologie di beni considerati “non essenziali” o “di lusso”, come alcol, cosmetici, gioielli, pneumatici, motociclette e motoveicoli, petrolio, yachts, prodotti da golf, olio per motore, orologi di lusso, bacchette di legno usa e getta e tabacco. Questa tassa è calcolata basandosi sul prezzo di vendita dei prodotti, sul volume di vendita o la combinazione dei due. L'aliquota proporzionale varia dall’1 al 56% del ricavo di vendita dei prodotti. Le esportazioni sono esenti da questa tassa.

 

 


[1] Fonte: China Tax & Investment Consultants Ltd; General Administration of Customs of the People’s Republic of China; China Certification & Accreditation Association; ICE; General Administration of Quality Supervision, Inspection and Quarantine of People's Republic of China; Governement og the Hong Kong Special Administrative Region – Trade and Industry Department.

[2] Le zone economiche speciali sono dei territori della Cina territoriale dove sono applicate delle regole particolare con incentivi fiscali per gli investimenti stranieri. Queste zone sono : Shenzen, Zhuhai, Shantou, Xiamen e l’intera provincia di Hainan.

[3] Fonte: Ministero del Commercio Cinese (MOFCOM); Cixin Online, China to Place New Taxes on Foreign Goods Bought via E-Commerce.

[4] La Clausola della nazione più favorita (CNPF) o Most Favoured Nation (MFN) è, nell'ambito del diritto internazionale, la procedura secondo cui i paesi contraenti si impegnano ad accordare ai prodotti/beni provenienti da un paese estero condizioni doganali e daziarie non meno favorevoli di quelle già stabilite negli accordi commerciali con un altro paese terzo.

[5] China Certification, CCC Mandatory Products

6  Fonte: China Briefing; Sidley, Cjima Revises Industrial Guidance Catalogue to Facilitate More Foreign Investments

7 Fonte: Guida agli investimenti in Cina, Chiomenti, 2013; Newsmercati.com; “Cina: Commercio Internazionale e Investimenti Esteri” a cura di E. Cavalieri, L. Sempi, F.R. Antonelli, E. Romita, M. Sandoli, P. Mancone, I. de Risi pubblicato da Ipsoa

8 Fonte: Guida agli investimenti in Cina, Chiomenti, 2013; Le guide dell’Helpdesk, “La protezione dei marchi in Cina”, China IPR SME Helpdesk

[9] Cina.org.cn, Applying for a trademark, Geographical Indications ; European Commission Press Release Database,  EU-China Geographical Indications – “10 plus 10” project is now complete

[10] Fonte: State of Administration of Taxation of the People’s Republic of China; www.shuilv.org; Lorenzo Riccardi - Giorgio Riccardi, Gli investimenti in Asia orientale; Deloitte, Taxation and Investment in China 2014 - Reach, relevance and reliability; KPMG, China Tax Alert, May 2014

 

“Business Atlas 2016: guida agli affari in 55 mercati per il business italiano” a cura delle Camere di Commercio italiane all’estero.
Ultimo aggiornamento: 20/07/2016^Top^
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