Accesso al credito - Osservazioni (GIAPPONE)

I bilanci delle banche giapponesi riflettono da alcuni anni il faticoso andamento dell'economia. Il sistema bancario, in tutte le sue componenti, soffre di un eccesso di raccolta rispetto alla domanda di finanziamenti. Il rapporto tra prestiti e depositi e' da tempo in continua discesa e l'impiego della raccolta, sul versante domestico, si presenta particolarmente difficile. Le imprese hanno limitati progetti d'investimento, ampie riserve di liquidita' e soddisfano in misura crescente le loro esigenze di finanziamento attraverso l'emissione di titoli. La domanda di credito da parte delle famiglie e' altrettanto debole sia per la prolungata stagnazione economica, sia per il crescente invecchiamento della popolazione.

Per compensare questa carente domanda di finanziamenti sul mercato nazionale, le banche si sono indirizzate verso altre due forme d'impiego: i titoli di stato e le attivita' estere. La costituzione di un ampio portafoglio di titoli di stato da parte delle banche e' un passaggio essenziale del circolo vizioso in cui si ritrova prigioniero il sistema economico-finanziario giapponese. Di fatto, fino ad oggi, le banche hanno reimpiegato in titoli pubblici gran parte della liquidita' che le autorita' hanno periodicamente immesso nel sistema e per le quali famiglie e imprese giapponesi non hanno progetti di utilizzo. L'altro obiettivo verso cui le banche hanno indirizzato le risorse finanziarie che non trovano impiego in patria e' quello dello sviluppo fuori dai confini nazionali: oltre a procedere ad importanti acquisizioni, le banche giapponesi hanno altresi' accresciuto i loro finanziamenti all'estero (soprattutto in Asia).

Negli ultimi anni la Banca del Giappone ha attuato numerose operazioni di alleggerimento quantitativo per fornire ulteriore liquidita' al sistema tramite l'acquisto di attivita' finanziarie dalle banche, al fine di allargare la base monetaria e fornire cosi' nuovi stimoli al sistema economico. Benche' il business sentiment delle imprese abbia potuto contare su una costante attitudine positiva al prestito da parte degli istituti di credito, che hanno cosi' contribuito a sostenere la posizione finanziaria delle aziende e a limitarne i fallimenti, tali interventi hanno nondimeno avuto scarsa efficacia sulla dinamica dei prestiti.

Per stimolare l'erogazione del credito, la Banca Centrale, dando attuazione ad una delle tre frecce dell'Abenomics, ha avviato ad aprile 2013 un massiccio programma di acquisto di titoli di stato a lungo termine (Quantitative and Qualitative Easing), che si prefigge di appiattirne i rendimenti e di spingere i grandi investitori istituzionali a perseguire una maggiore diversificazione del portafoglio rispetto alla consueta preponderanza di bond domestici.

La Banca, inoltre, conferma il livello dei tassi d'interesse tra lo zero tecnico e lo 0,1%, al fine di agevolare la propensione ad investire e le condizioni di accesso al credito da parte delle imprese. Onde cercare d'infondere nuovi stimoli all'economia reale, la BoJ ha introdotto un tasso di remunerazione negativo (-0,1%) sulle riserve in eccesso che, a partire dal 16 febbraio di quest'anno, gli istituti di credito aggiungeranno alla liquidita' gia' detenuta presso la Banca. La misura, che dovrebbe interessare un ammontare dei depositi stimato tra gli 80 e i 235 miliardi di euro annui, e' intesa ad indirizzare una parte delle riserve parcheggiate presso l'Istituto Centrale verso forme d'investimento in grado d'infondere maggiore dinamismo al sistema economico del Paese.

Ultimo aggiornamento: 07/03/2016^Top^
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